Le malattie dei cani e dei gatti

 


Malattie del cane

Malattie del gatto

 


CANE


Tratto da http://www.gheda.it/it/le_malattie_dei_cani_e_dei_gatti/


Affezioni dell’apparato genitale e delle mammelle
L'incidenza delle malattie è molto più elevata nelle femmine che nei maschi: l'apparato genitale femminile sopporta d'altronde il maggior onere della funzione riproduttiva. Le parti più frequentemente colpite sono le mammelle e l'utero. A carico delle prime rileviamo soprattutto mastiti e tumori; a carico del secondo infezioni di solito purulente. Le mastiti sono infiammazioni delle ghiandole mammarie che intervengono durante la lattazione, in seguito a mancata suzione da parte dei cuccioli o a gravidanze immaginarie. Le mammelle colpite appaiono calde e dolenti; alla compressione cola un liquido di colore variabile dal rosso al verdastro a seconda dei germi che hanno provocato l'affezione. La febbre è elevata e permane sino che le mammelle non si sono svuotate e decongestionate. Le mastiti rendono difficoltoso l'allattamento dei cuccioli e talvolta è necessario ricorrere all'allattamento artificiale.
Ad una certa età sia le cagne che hanno partorito sia le nullipare presentano non infrequentemente tumori mammari benigni, maligni, talvolta misti. I tumori maligni tendono ad aumentare di volume rapidamente, ulcerarsi e soprattutto andare metastasi agli organi interni. È chiaro che l'asportazione precoce e l'esame istopatologico offrono l'opportunità di emettere la prognosi ed eventualmente iniziare un'opportuna terapia. L'utero può essere affetto da endometrite o da piometra. La prima, determinata di solito da un'infezione da parto, comporta continue perdite di materiale purulento che imbratta i genitali esterni e le aree circostanti. È accompagnata da febbre, appetito scarso, notevole aumento della sete. La piometra consegue spesso a turbe ovariche e compare nella cagna in genere dal 6° anno in avanti, eccezionalmente anche prima. Dopo una saltuaria perdita di muco purulento e successiva chiusura del collo uterino, si determina una raccolta tale da simulare a volte la gravidanza. Questo materiale purulento provoca un quadro tossico dovuto al riassorbimento nel torrente circolatorio. Compare quindi sete intensa, dimagrimento e, nei casi più gravi, diminuzione e scomparsa dell'appetito. Poiché le terapie mediche non danno risultati degni di considerazione, l'intervento chirurgico resta il rimedio più efficace e risolutivo.
L’apparato genitale maschile è raramente colpito da affezioni di rilevanza clinica. Da ricordare una malattia detta sarcoma venereo di Stricker, di genesi virale, e quindi trasmissibile da soggetto a soggetto. Rari invece i tumori. Più frequenti i traumi provocati dal coito.

Affezioni dell’apparato respiratorio
L 'apparato respiratorio del cane a differenza di quello di altri mammiferi presenta una caratteristica singolare. Il cane possiede sul corpo poche ghiandole sudoripare, che normalmente eliminano acqua e sali, per cui il fenomeno traspiratorio cutaneo è irrilevante. Si verifica perciò un'eliminazione di compenso attraverso la via respiratoria. Le variazioni termiche ambientali, le condizioni di umidità i fatti emotivi condizionano in maniera sensibile il ritmo e la frequenza degli atti respiratori .È molto comune vedere d'estate cani che con la lingua pendula respirano a mantice lasciando cadere al suolo gocce di saliva. Questo meccanismo serve a mantenere costante la temperatura interna dell'organismo. Se il cane viene lasciato in un'automobile completamente chiusa, l'appannamento dei vetri del veicolo si verifica in pochi minuti per la gran massa di vapore che viene eliminata dall'animale. In estate lasciare un cane con il veicolo al sole e i finestrini chiusi vuoi dire esporre l'animale al colpo di calore.
Accade spesso che le affezioni dell'apparato polmonare si manifestino o coesistano con affezioni dell'apparato cardiocircolatorio.
Non sempre la tosse è di origine polmonare e nei cani anziani, ad esempio, è collegata spesso ad alterazioni funzionali del cuore. Le affezioni più comuni riguardano le prime vie respiratorie, laringiti e tracheiti, cui fanno seguito bronchiti e broncopolmoniti. I componenti essenziali nella genesi di queste affezioni sono l'esposizione al freddo, alle correnti d'aria, specie per cani non abituati a vivere all'aperto. Il fenomeno è dovuto alla virulenza di germi saprofiti o al contagio ad opera di altri cani, come nel caso della cosiddetta tosse dei canili, simile alla pertosse dei bambini per il suo carattere insistente e stizzoso. Altre volte la tosse è accompagnata da alterazioni del ritmo respiratorio a causa di neoplasie. Esistono attualmente mezzi diagnostici, come esame del sangue, radiografie, esami colturali dei secreti, che permettono al veterinario di curare meglio certe affezioni e di emettere con maggiore certezza una prognosi.


Cataratte
Nei cani anziani è abbastanza frequente la cataratta. Il cristallino si opacizza e l'occhio appare come appannato. La capacità visiva a poco a poco si affievolisce fino a completa cecità Il peggioramento è lento ma inesorabile. Le terapie mediche non sono molto efficaci: nei casi gravi si interviene chirurgicamente.


Cimurro
È la malattia che miete più vittime tra i cani. Il responsabile è un virus veicolato per varie vie, soprattutto quella aerogena. La sintomatologia può essere abbastanza varia, a seconda dell'apparato colpito. Nei cuccioli è frequente la localizzazione intestinale: compaiono inappetenza, disidratazione, diarrea emorragica. La forma nervosa è la più subdola e pericolosa poiché appare talvolta quando il cane sembra già guarito. È caratterizzata da depressione, movimenti non coordinati, convulsioni di tipo epilettiforme. L'esito è in genere infausto; se l'animale sopravvive può restare menomato da tremori spastici (specie di tic nervosi) localizzati. Un'altra localizzazione frequente è quella a carico del sistema respiratorio, responsabile di bronchiti o broncopolmoniti, e a carico delle congiuntive e della mucosa nasale che appaiono arrossate e ricoperte di muco. La terapia, a base di antibiotici, serve soltanto a bloccare i germi di irruzione secondaria, non il virus del cimurro. Perciò si raccomanda la vaccinazione preventiva, che stimola la produzione, da parte dell'organismo animale, di particolari sostanze dette anticorpi in grado di neutralizzare l'azione del virus. Va tenuto presente che la comparsa di un tasso sufficiente di anticorpi avviene a 7-10 giorni di distanza dall'intervento vaccinale. Esistono numerosi preparati commerciali in cui il vaccino per il cimurro è associato a quello dell'epatite infettiva, talora a quello della leptospirosi.


Congiuntivite
Gli occhi sono organi sensibili, sede di frequenti processi infiammatori. Tra i più comuni sono le congiuntiviti riconoscibili da un'abbondante secrezione che imbratta la cute circostante e da arrossamento delle congiuntive. Le cause sono innumerevoli; se l'insorgenza è brusca, è probabile si tratti di un fatto traumatico o di un corpo estraneo. In quest’ultimo caso è opportuno un ribaltamento della terza palpebra per rimuoverlo. Alcune razze a cute abbondante e lassa (mastini napoletani, boxer, bracchi) sono predisposte al ribaltamento verso il globo oculare delle palpebre che diventano loro stesse corpo estraneo per l'occhio irritandolo continuamente (entropion).Nel caso opposto (ectropion), l'eccessivo ribaltamento verso l'esterno delle palpebre favorisce la penetrazione di corpi estranei. Entrambi i difetti sono per lo più di origine genetica e trovano soluzione con un intervento di chirurgia plastica.
. La prevenzione delle malattie che colpiscono l'occhio è di difficile attuazione, in pratica si riduce alle infezioni da corpo estraneo. Dopo una battuta di caccia o una passeggiata in campagna si esamina l'occhio abbassando la palpebra inferiore; gli eventuali corpuscoli presenti saranno asportati con cotone inumidito, con acqua borica o, in mancanza d'altro, con il lembo di un fazzoletto inumidito. A volte il corpo estraneo penetra al di sotto della terza palpebra e non è visibile dall'esterno; per asportarlo è necessario l'impiego di una pinza con la quale si ribalta la terza palpebra. Non disponendo di sufficiente esperienza è meglio ricorrere al veterinario senza aspettare troppo perché il continuo sfregamento sulla cornea può causare gravi lesioni.


Dermatiti
Nel cane sono dovute a infezioni locali provocate da germi o virus. Le più frequenti sono l'acne, le foruncolosi, le ulcere cutanee, le piodermiti, gli ascessi interdigitali e l'intertrigine  Sono particolarmente penosi per i cani da caccia; compaiono in seguito a penetrazioni di piccoli corpi estranei nel piede o ad affezioni batteriche e micotiche dello spazio interditale. Il cane si dimostra riluttante alla corsa soprattutto su terreni accidentati, al di là di questo inconveniente l'animale non presenta disturbi di carattere generale. La guarigione incompleta e le recidive costringono talora a rinunciare all'utilizzazione venatoria dell'animale.
Tutte le razze vengono colpite da otiti (infiammazione delle orecchie); alcune però sono più predisposte a motivo della particolare conformazione dell'orecchio o per la presenza di peli.


Epatite infettiva
Malattia a decorso acutissimo nel cucciolo, talvolta non appare nell'adulto e nel cucciolone. I sintomi sono in parte sovrapponibili a quelli del cimurro con manifestazioni più attenuate. Compare, come residuo della malattia, l'opacamento corneale che guarisce dopo qualche tempo. Nei canili è tipica la morte improvvisa dei cuccioli, mentre rara è la mortalità nell'adulto. Anche per questa malattia è opportuno ricorrere alla vaccinazione profilattica, associata a quella del cimurro.


Gastroenterite infettiva del cane 
È una malattia comparsa recentemente nel nostro paese: le prime segnalazioni risalgono al1979.Come tutte le forme morbose di nuova introduzione ha causato, nella fase iniziale, numerose vittime soprattutto nei giovani. Ne è responsabile un virus che colpisce l'apparato digerente: il sintomo prevalente è il vomito, seguito da diarrea emorragica. L'animale si disidrata rapidamente e presenta intensa dolorabilità alla palpazione a livello gastrico. Il periodo di incubazione varia da 3 a 10 giorni; l'esordio è brusco, con i sintomi descritti sopra; nei casi favorevoli la malattia si risolve nell'arco di 4-7 giorni. La mortalità si verifica soprattutto nei cuccioli e cuccioloni, più raramente negli adulti. Le condizioni generali del soggetto giocano un ruolo importante ai fini della guarigione: animali debilitati da parassitosi o in scadente stato di nutrizione hanno minori possibilità di sopravvivenza .La tempestività nell'intervento terapeutico può contribuire notevolmente alla guarigione: è indispensabile l'opera del veterinario. Negli ultimi tempi si è assistito ad una diminuzione dell'incidenza dei casi di gastroenterite infettiva. Attualmente sono disponibili vaccini specifici mediante i quali i cuccioli possono essere immunizzati.


Leptospirosi
È una malattia comune all'uomo e a molte specie animali. Nel cane ritroviamo due tipi di leptospira: la canicola e la itteroemorragica. La fonte più comune di contagio è rappresentata da topi e ratti che inquinano con le loro urine le acque STAGNANTI in cui i cani vanno a bere o l'ambiente. I sintomi clinici sono molteplici: i più comuni sono astenia con debolezza estrema del treno posteriore, interessamento renale spiccato, gastrite con vomito, diarrea talora emorragica, dolorabilità dorso-lombare diffusa e ittero nel corso della forma itteroemorragica. Dopo una fase iniziale con temperatura molto elevata può comparire addirittura ipotermia. La mortalità è bassa nelle forme di leptospirosi canicola, mentre è molto elevata nella forma itteroemorragica .Una profilassi indiretta si attua impedendo ai cani da caccia di bere nelle pozzanghere ed effettuando un'accurata derattizzazione della zona in cui vive l'animale. La vaccinazione, ripetuta ad intervalli di 6-8 mesi, offre le migliori garanzie di prevenzione, specialmente in zone dove la malattia è frequente. La terapia antibiotica è efficace se la malattia è colta nella fase iniziale; molto più rare sono le guarigioni nelle forme già avanzate.


Micosi
Più frequentemente nel gatto che nel cane compaiono affezioni dovute a funghi della pelle. Le lesioni sono in genere caratterizzate da aree alopeciche con rottura dei peli e aspetto squamoso. Esami di laboratorio e microscopici confermano il sospetto diagnostico offrendo così l'opportunità di suggerire una terapia locale o generale. I casi di micosi sono sempre più numerosi e richiedono attenzione per la possibilità di contagio alle persone. La prevenzione delle malattie cutanee dovute a parassiti o funghi avviene in due modi: evitando il contatto con soggetti colpiti, curando le condizioni igieniche dell'ambiente e della cute dell'animale.


Otite parassitaria
Il nome è di per se esplicativo: è dovuta cioè ad un piccolo parassita che si annida e prolifica all'interno dell'orecchio. L'infestazione avviene per lo più per contatto con altri animali, cani o gatti, ammalati. L'acaro responsabile provoca prurito e fastidio al cane che scuote e si gratta le orecchie. Dal padiglione fuoriesce cerume scuro. Per la guarigione dell'otite parassitaria non è sufficiente l'applicazione degli appositi medicamenti, è necessaria una pulizia continua dell'orecchio. La prevenzione è possibile evitando il contatto con animali colpiti, controllando e pulendo periodicamente le orecchie dei propri animali.


Otiti da corpo estraneo
Cani ad orecchie flesse e pelose quali cocker e setter subiscono spesso, in periodo estivo, la penetrazione di spighe d'erba. Infiggendosi nel canale auricolare, esse provocano un fastidioso disturbo e creano i presupposti per una successiva infezione. Il proprietario che ha portato a correre uno di questi cani in un prato lo vede tornare improvvisamente indietro con la testa reclinata dal lato colpito. L'animale scuote il capo e cerca di grattarsi l'orecchio con l'arto posteriore. In poco tempo il veterinario con l'aiuto di otoscopio e pinza estrarrà la spiga sollevando l'animale da tanto fastidio. Se l'asportazione non avviene nel giro di pochi giorni, dal condotto auricolare inizierà a fuoriuscire un liquido purulento e maleodorante che certamente renderà più lunga e problematica la guarigione. I suggerimenti profilattici in questi casi consistono nel rasare in estate l'interno del padiglione auricolare per diminuire le probabilità di penetrazione delle spighe e nell'evitare di far scorrazzare il proprio cane nei prati pullulanti di queste ariste selvatiche, che possono penetrare anche negli spazi interdigitali


Otoematoma
Gli scuotimenti ripetuti del capo provocati da parassiti nel canale auricolare o da corpi estranei facilitano la rottura dei capillari sanguigni al di sotto della cute dell'orecchio. Ne consegue un versamento emorragico, detto ematoma, visibile all'esterno come rigonfiamento. Questa affezione, che ancora una volta colpisce con maggiore frequenza i cani a orecchie lunghe e flesse, necessita della correzione chirurgica. Il semplice svuotamento dell'ematoma è seguito da recidive che provocano una retrazione della cartilagine auricolare con conseguenti danni estetici. I parassiti che regnano nel condotto auricolare di parecchi cani vanno perciò combattuti con molta perseveranza; sarà questa la migliore profilassi contro il verificarsi dell'otoematoma.


Parassitosi dell'apparato circolatorio


Filariosi.
Le filarie colpiscono soprattutto l'apparato cardiocircolatorio determinando affezioni a volte mortali. La loro azione è particolarmente nefasta sugli animali che praticano sport o lavoro. Essi dimostrano scarso rendimento, tosse e respirazione difficoltosa. Nei casi più gravi, dopo un breve tratto di corsa, si fermano esausti e devono essere ricondotti in canile. I parassiti adulti, localizzandosi a livello cardiaco, determinano uno sfiancamento del cuore che non è più in grado di assicurare un'adeguata propulsione del sangue verso i vari organi. Responsabile dell'infestazione è la zanzara che la diffonde pungendo l’animale. La si constata con maggior frequenza nelle zone palustri, umide o coltivate a riso. La prevenzione della malattia può essere attuata con farmaci filaricidi; somministrati nella stagione adatta, per impedire alle larve di diventare parassiti adulti. Altro rimedio è l'eliminazione delle zanzare o l'allontanamento del cane dalle zone infette. La terapia è particolarmente difficile, poiché spesso si verificano recidive; inoltre le lesioni cardiache possono già essere talmente gravi che l'eliminazione del parassita non produce i benefici sperati. Rappresentano, statisticamente, una quota importante di tutte le malattie che colpiscono i cani. Alcune come la scabbia e le micosi possono trasmettersi anche all'uomo.


Parassitosi intestinale


Le verminosi del cane sono imputabili a numerosi tipi di parassiti: li suddivideremo in due categorie, a ciclo diretto, che passano cioè direttamente da animale ad animale, e a ciclo indiretto, quando prima di infestare nuovamente il cane avviene un passaggio su un cosiddetto 'ospite intermedio (coniglio, pecora, pulce ecc.) su cui compiono una parte del loro ciclo vitale. Tra i più diffusi si annoverano gli ascaridi che sono grossi vermi bianchi che vivono nell'intestino tenue
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Esistono due vie di infestazione: una è rappresentata dall'uovo del parassita che si trova nel terreno, l'altra dalla larva migrante attraverso la cute.


Parassiti a ciclo indiretto. Tra i vermi detti piatti si annoverano le tenie. Va premesso che non si trasmettono direttamente da cane a cane, poiché possiedono un ciclo indiretto passando attraverso un ospite intermedio. Il parassita adulto vive nell'intestino del Cane ed emette delle proglottidi (segmenti ben visibili nelle feci) che contengono delle uova. Se queste sono ingerite dall'ospite si sviluppano su di esso, diventano larve e a questo punto possono infestare il cane. I cani sono infestati principalmente dalle tenie pisiforme, cucumerina ed eccezionalmente dall'echinococco. Mentre per le prime due il ciclo è rappresentato rispettivamente da coniglio-cane e da pulce-cane, per l'echinocco si realizza attraverso l'ingestione di carni bovine e ovine infestate. Anche l'uomo può essere colpito da echinococcosi con gravi conseguenze. La prevenzione delle teniasi può essere attuata evitando di somministrare al cane visceri di coniglio o lepre (tenia pisiforme),disinfestandolo periodicamente dalle pulci (tenia cucumerina), utilizzando carni cotte (tenia echinococco).A proposito di quest’ultima, stante la sua pericolosità per l'uomo, sarà opportuno, nelle zone infette, anche una profilassi diretta sull'animale con la periodica somministrazione di farmaci.


Parassiti a ciclo diretto. L'uovo ha un guscio resistente che gli consente di sopravvivere per anni; inoltre aderisce, perché appiccicoso, al pelo e alle zampe del cane che  assume leccandosi. Le larve che nascono dalle uova ingerite migrano attraverso i tessuti e come tali rimangono così somatizzate. Se una femmina infestata è gravida, le larve migranti raggiungono il cucciolo per via placentare alla quarta settimana di gravidanza.


Dopo la nascita gli ascaridi maturano nell'intestino del neonato e successivamente iniziano a deporre le uova .Poiché non tutte le larve migrano da una cagna, questa può infettare cucciolate successive con la stessa modalità finché  dispone di larve infestanti. Alcune di esse migrano attraverso le ghiandole mammarie e di qui infestano nuovamente i cuccioli che vengono allattati. I vermi sono innocui se si trovano in numero limitato, ma infestazioni numerose producono effetti generali notevoli quali diarrea, addome gonfio, inappetenza. E’ abbastanza facile eliminare i parassiti dell'intestino del cane mentre è ancora impossibile distruggere le larve somatizzate; per questa ragione una cagna potrà trasmettere ascaridi ai propri cuccioli anche se l'esame delle feci risulta negativo. Esistono dei parassiti molto più pericolosi di questi e cioè gli ancilostomi e le uncinarie che sono piccoli e brevi e possiedono dei tentacoli coi quali tranciano i villi intestinali per nutrirsi (del sangue dell'ospite, portando a morte talvolta intere cucciolate a causa della notevole anemizzazione e delle emorragie prodotte nei soggetti colpiti. L'infestazione da tricocefali avviene per via orale e i soggetti adulti vivono nel cieco e nel colon. In caso di massicce infestazioni si manifestano gravi disturbi intestinali con diarrea emorragica, anemia, apatia, dimagrimento nonché scarso rendimento nei cani da caccia e da lavoro. La razza più sensibile a questa parassitosi è l'epagneul breton e non sono infrequenti decessi provocati da infestazioni massicce.
Per la prevenzione delle infestazioni da parassiti a ciclo diretto è essenziale l'igiene ambientale poiché l'animale assume le uova disseminate con le feci. Uno dei mezzi più efficaci per distruggerle è il calore. L'impiego di lanciafiamme è indicato sui pavimenti di cemento o di mattone, sulla terreno è poco efficace. Per i cani che vivono in parchi, giardini o appartamenti si consiglia un esame periodico delle feci (due-tre volte l'anno) in modo da poter intervenire prima che la parassitosi provochi seri danni.


Piroplasmosi
È una malattia che potremmo definire stagionale in quanto compare per lo più nei mesi primaverili-estivi quando compaion o le zecche che ne sono il veicolo.


Rabbia
Malattia infettiva contagiosa sostenuta da un virus neurotropo, trasmissibile tramite la saliva infetta. Può colpire anche l'uomo. Il cane è sempre stato considerato il maggior responsabile della trasmissione della malattia. Tuttavia molti animali di altre specie possono veicolarlo. La difficoltà nel debellarla è data dal fatto che numerosi animali selvatici, prima fra tutti la volpe, sono un serbatoio della malattia. Inizialmente i sintomi sono piuttosto vaghi, consistendo in una modificazione del carattere con 'tristezza o allegria improvvisa. Subentra poi una tendenza ad abbaiare o mordere qualsiasi cosa. Alcuni soggetti non presentano questi sintomi, sono insensibili e stanno a bocca aperta. AI culmine della malattia il cane presenta allucinazioni e inghiotte gli oggetti più svariati. Una paralisi progressiva, che inizia dagli arti posteriori, lo porta infine a morte. Il veterinario e gli uffici sanitari debbono attenersi, in caso di cane morsicatore o morsicato, a particolari disposizioni legislative al fine di adempiere ad una efficace azione di profilassi.


Rogna rossa
Con manifestazioni analoghe, ma non pruriginose, colpisce prevalentemente soggetti a pelo raso. Le lesioni sono localizzate soprattutto alla testa e agli arti anteriori. La malattia non si trasmette come la rogna sarcoptica, tende però a essere particolarmente ostinata, ribelle alle terapie mediche. In alcuni casi evolve in forma pustolosa conferendo all'animale un aspetto sgradevole.


Rogna sarcoptica
E’ dovuta a un parassita, Sarcoptes scabiei, che produce alterazioni pruriginose alla cute nella zona delle ascelle, delle orecchie e delle zampe. Il prurito aumenta se il cane si avvicina a una fonte di calore. L'affezione è molto contagiosa per altri cani creando seri problemi per coloro che possiedono dei canili. Le persone che vengono a contatto troppo stretto con gli animali affetti da questa malattia possono contraria: essa si presenta con piccole lesioni pruriginose sull'addome e sugli arti, la guarigione è più rapida di quella del cane. La diagnosi sul cane si effettua con la dimostrazione del parassita che si evidenzia microscopicamente. La terapia non è difficile e si attua con dei bagni medicati associati a scrupolose norme di igiene. La cuccia e l'ambiente frequentati dal cane vanno puliti e disinfettati periodicamente.


Tosse dei canili
Colpisce di preferenza i cani degli allevamenti o quelli tenuti in pensione. È una tosse stizzosa, afona, secca, che qualche volta provoca il vomito. In genere la forma è febbrile, a decorso benigno. Esiste il vaccino (la tosse dei canili è causata da virus -sprt adenovirus- e batteri); i vaccini danno buoni risultati.


Tubercolosi
Fortunatamente poco diffusa, questa malattia richiede attenta considerazione perché trasmissibile all'uomo. Ne sono vittime cani in cattive condizioni di nutrizione. Responsabili del contagio sono altri animali, anche di specie diverse, e talora l'uomo. La localizzazione più diffusa è quella polmonare. I sintomi più caratteristici sono tosse, febbre, respiro difficoltoso, dimagrimento.
Per una diagnosi precisa si ricorre a specifici accertamenti di laboratorio (esami radiologici ecc.).A causa della pericolosità di questa malattia se ne sconsiglia la cura: la legge impone giustamente l'abbattimento dell'animale.


Tumori della pelle
Esistono numerosi tumori della pelle: verruche, papillomi, lipomi, fibromi, eccetera. Dopo l'asportazione sarebbe consigliabile far praticare l’esame istologico per avere la certezza di non trovarsi di fronte a neoplasie maligne che hanno la tendenza a disseminarsi in altre sedi.


 

Cimurro
Grave malattia infettiva causata dal virus "Paramyxovirus" scoperto nel 1905. Può essere contratta a qualsiasi età tramite contagio diretto da un cane ammalato, ma anche dall'ambiente in cui si trovino materiali patologici infetti (saliva, feci, urina, ecc.). Il periodo di incubazione varia dai 3 ai 7 giorni con febbre alta e mancanza di appetito; in seguito, a seconda della via di introduzione, sopravvengono i sintomi della malattia:
- digestivi (vomito, diarrea, stomatite, tonsillite);
- respiratori (tosse, scolo catarrale dalle narici);
- oculari (lacrimazione intensa, congiuntivite purulenta);
- cutanei (pustole, esantemi sotto le ascelle e sul ventre);
- nervosi (convulsioni, paralisi, meningiti, encefaliti, tic).
La mortalità è alta, anche se non si esclude la guarigione del cane: frequentemente, nell'animale che abbia superato questa malattia, si riscontrano fenomeni neurologici permanenti ( epilessia, convulsioni, paralisi ). L'unico mezzo efficace e non pericoloso per la prevenzione è la vaccinazione che verrà fatta, con cadenza annuale, per tutta la vita del cane.

Parvovirosi canina o gastroenterite virale
Malattia infettiva causata da un piccolo virus, il "Parvovirus", in rapida diffusione dal 1979, che colpisce soprattutto gli animali giovani non ancora vaccinati. Il virus, una volta ingerito, si moltiplica in maniera molto rapida. La sintomatologia iniziale è caratterizzata da una sorta di depressione, anoressia, vomito profuso, febbre alta, diarrea emorragica maleodorante e nerastra con conseguente disidratazione ed un rapido dimagrimento dell'animale che rifiuta cibo ed acqua. La terapia si basa sull'uso di antibiotici, soluzioni reidratanti che servono contro le infezioni secondarie di origine batterica, la disidratazione e le emorragie gastrointestinali. Anche in questo caso la prevenzione tramite il vaccino, con richiamo annuale, è il mezzo più efficace per prevenire l'insorgere della malattia.

Adenovirus
Il responsabile di questa malattia è l' "Adenovirus canino" (CAV 1), un virus che contagia il cane attraverso la via orale quando questo viene a contatto con sostanze infette (escrementi, saliva) e colpendo il fegato (epatite virale); se contratto respirando, il virus porta ad infezione delle prime vie respiratorie (laringo -tracheite virale). La sintomatologia, nel primo caso, si evidenzia nell'astenia, aumento eccessivo della temperatura corporea , vomito, diarrea e spesso ittero. Nel secondo caso il virus causa scolo dalle narici, tosse, arrossamento degli occhi e lacrimazione. Entrambe le forme, se si interviene prontamente, possono essere curate. La forma di prevenzione consigliata è la vaccinazione da ripetersi annualmente.

Leptospirosi
Si tratta di una malattia infettiva di origine batterica, prodotta da diversi tipi di leptospira, molto diffusa in tutto il mondo. E' trasmissibile direttamente, da animale malato a sano, o indirettamente attraverso l'ingestione di acqua, alimenti o altro materiale contaminato (acqua di torrente, fiumi, canali e fognature). Agenti di diffusione sono soprattutto i roditori (topo nero, topo di fogna e porcospino) che non patiscono tale infezione ed eliminano le leptospire con le urine. Inizialmente i sintomi sono febbre, malessere generale, anoressia, tonsillite e vomito. Nel cane le leptospirosi si manifestano in tre forme cliniche: gastroenterite emorragica, ittero o nefrite. La prima (morbo di Stuggart o tifo canino) è dovuta alla "Leptospira Ictero-Haemorragiae" o alla "Leptospira Canicola"; presenta vomito emorragico, diarrea e insufficienza renale acuta. Anche la forma itterica è data da questo virus e presenta, oltre ai sintomi già descritti, ittero coloro giallo arancio e piccole macchie rosse sulle mucose. La nefrite è causata la "Leptospira Canicola" con forme renali molto gravi. Oltre ad essere molto pericolosa per il cane può essere trasmessa all'uomo (Zoonosi
) la profilassi consiste nella vaccinazione con richiamo annuale, mentre per i cani che sono più esposti degli altri all'infezione, è consigliabile ripetere il richiamo ogni sei mesi.


Leishmaniosi
Questa malattia è causata da un protozoo, Leishmania Infantum, che penetra nell'organismo animale tramite un moscerino (flebotomo) ed in breve tempo raggiunge i diversi organi interni: il periodo di incubazione può arrivare a due anni. Può presentarsi in due forme:

 

Acuta: si manifesta con febbre, tremori muscolari e porta alla morte nel giro di pochi giorni.

E' comunque una forma rara che colpisce soprattutto i cani giovani.

 

Cronica: più frequente della prima, interessa solo gli adulti ed associa sintomi che interessano la pelle, le mucose, le ghiandole, gli occhi, le viscere, il sistema nervoso e le articolazioni.

I sintomi generali sono dati da prostrazione, dimagrimento, atrofia muscolare e ipertermia. I sintomi che interessano la pelle sono dati da lesioni cutanee, perdita della lucentezza del pelo e caduta di questo in zone localizzate (dita, dorso, coda, gomiti) e intorno agli occhi. A volte il tartufo diventa secco e screpolato e si può anche assistere ad una crescita smisurata delle unghie ( "unghie da grifone") . Si possono notare, inoltre, ulcerazioni alla bocca ed alle mucose respiratorie. Vi possono essere ingrossamenti delle ghiandole linfatiche, nonché dissenteria ed insufficienza renale. E' una malattia trasmissibile all'uomo (non dal cane, ma sempre tramite flebotomo) ma fino ad oggi non esiste un vaccino. La prevenzione in questo caso è basata sulla lotta ai propagatori (vedi prodotti utilizzati contro le zanzare ) e sulla distruzione dell'habitat a loro propizio.


Rabbia
La rabbia è una malattia virale conosciuta fin dall'antichità, oggetto di studi e ricerche scientifiche (Pasteur nel 1885 applicò il primo trattamento antirabbico), diffusa in molte parti del mondo tra cui Africa, Asia, America del Sud ed Europa dove si sviluppò nel 1968, interessando l'Italia fino all' Appennino Tosco-Emiliano. Nel nostro continente è la volpe che funge da principale mezzo propagatore soprattutto in Germania, Francia, Austria, Paesi dell'Est, ex Jugoslavia e Turchia. Il virus della rabbia è un "Rhabdovirus" che si trasmette attraverso il morso di animali rabidici. Il periodo di incubazione va da 15 ai 60 giorni: si moltiplica in un primo tempo nel punto di inoculazione nelle cellule muscolari, poi colonizza l'intero sistema nervoso, risalendo fino ad arrivare al cervello che è la sede definitiva. Nel cane infetto la malattia si presenta in tre fasi: nella prima l'animale si mostra inquieto e come spaventato. Nella seconda (forma furiosa) presenta turbe nervose e può presentarsi una paralisi delle corde vocali con cambiamento dei latrati emessi. Possono presentarsi anche disturbi motori (forma paralitica: Rabbia muta) caratterizzati da paralisi; paralisi della mandibola inferiore ed incapacità di abbaiare; paralisi degli arti ( emiplegia, paraplegia ). L'evoluzione della malattia, qualunque sia la sua forma, va da tre a cinque giorni. E' consigliabile prevenire questa patologia dato che non esiste la possibilità di una terapia valida: la vaccinazione può essere fatta a partire dai 3 mesi nella specie canina ed è necessario rispettare la data per il richiamo annuale. In Italia tale forma di prevenzione è facoltativa, ma diventa obbligatoria in alcuni casi:
- in certe zone dove sia necessaria come profilassi contro il contagio;
- per i cani che vengono introdotti in Sardegna, Sicilia, Elba e tutte le isole del territorio nazionale;
- per i cani che vengono portati all'estero;
- per i cani che partecipano a concorsi, manifestazioni ed esposizioni.
Qualora il cane avesse morso una persona o un altro animale, deve essere tenuto in osservazione veterinaria per un periodo di 10 giorni dalla data della morsicatura: questo controllo può essere effettuato anche presso il domicilio del proprietario.

Malattia di Rubarth
E' un'epatite di origine virale (Adenovirus di tipo CAV 1). L'urina rappresenta la principale forma di contaminazione: dopo un'incubazione di 2 o 3 giorni la malattia si manifesta con problemi digestivi (vomito, diarrea). Da 10 a 15 giorni dopo l'infezione possono apparire disturbi agli occhi: la cornea si colora di blu ( edema corneale chiamato "cheratite blu"): questa malattia provoca in oltre gravi lesioni epatiche. Il virus, comunque, può generare manifestazioni cliniche indipendenti del fegato : turbe respiratorie (rino-tracheo-bronchite). Nella forma iperacuta colpisce maggiormente i cuccioli, i quali muoiono nel giro di poche ore senza aver presentato sintomi evidenti. La prevenzione, anche in questo caso, si basa sulla vaccinazione, a partire dai 2 mesi, con richiamo annuale.

Malattie infestive gastroenteriche
I prodotti antiparassitari per uso interno dovrebbero essere somministrati al cane e al gatto per due volte nel corso dell'anno. Preferibilmente in Primavera ed in Autunno.

Ascaridi
Sono i parassiti intestinali che maggiormente colpiscono i cani. Vivono nell'intestino privando l'animale di nutrimento e dando luogo a coliche, vomito e diarrea. Possono essere osservati nelle feci (vermi biancastri lunghi in media da 5 a 10 centimetri a forma di spaghetto rotondi) che ne rappresentano il veicolo di trasmissione: le uova ingerite raggiungono l'intestino e passando nel fegato; da qui, per via circolatoria, raggiungono i polmoni e la faringe ritornando, da vermi adulti, nell'intestino. E' molto importante "sverminare" il cane il prima possibile e sottoporlo poi a periodici controlli delle feci, nonché raccogliere e distruggere queste ultime onde evitare la trasmissione all'uomo e ad altri animali.

Ancilostomi
Parassiti intestinali filiformi, bianco-rossastri , più piccoli degli ascaridi, succhiatori di sangue che causano anemie. I sintomi sono: vomito, nausea, dolori addominali, diarrea (questa può essere nerastra per la presenza di sangue digerito). Le larve, che nascono da uova eliminate tramite le feci, possono essere ingerite o penetrare attraverso la pelle dell'addome e dei cuscinetti plantari. Anche in questo caso è bene sverminare l'animale da cucciolo ed effettuare controlli periodici; distruggere le feci appena evacuate costituisce inoltre un sistema per evitare la trasmissione.

Tenie
Parassiti intestinali conosciute come "verme solitario", di colore rosa-biancastro, piatte, con lunghezza da pochi centimetri a 1-2 metri. Vivono sulla superficie dell'intestino liberando le proglottidi (frammenti del verme che contengono le uova) tramite le feci che si presentano come chicchi di riso. La tenia che più frequentemente colpisce il cane è la "Diphylidium Caninum" che ha nella pulce il suo vettore intermedio. I sintomi, talora siano visibili, sono : appetito smisurato e dimagrimento; disappetenza, nausea, dolori addominali, diarrea. L'animale colpito tende a sfregare l'ano per terra, a leccarsi, a girarsi di scatto. La diagnosi viene emessa dopo un esame delle feci.

Tricocefali
Parassiti intestinali lunghi dai 4 ai 7 centimetri filiformi, difficili da vedere nelle feci, che si insediano nell'intestino cieco e nel colon cibandosi di sangue. Le uova, eliminate tramite le feci, possono essere attive per periodi molto lunghi. Le larve possono subito reinfestare l'animale irritando ed infiammando il lume intestinale, causando diarrea mucosa mista a sangue. Anche in questo caso è consigliato un controllo periodico delle feci dal medico veterinario nonché la distruzione immediata di queste. 


Malattie della pelle di origine parassitaria

Micosi cutanee
Organismi vegetali, chiamati "funghi", localizzati sulla pelle e sul pelo dei cani, trasmissibili all'uomo. Si possono distinguere 3 situazioni:
- forma localizzata: caduta di pelo a forma di chiazze circolari ,sulla testa, sul lato esterno dell'orecchio, sugli arti anteriori, etc. Può presentarsi una desquamazione della pelle.
- Forma diffusa: differente dalla prima per un maggiore coinvolgimento della pelle e del pelo.
- Forma asintomatica: nessun segno clinico ne rivela la presenza. Solo un esame con coltura può diagnosticarla.

Rogna
Rogna Demodettica (Rogna Rossa) : è causata dall'acaro "Demodex Canis" che colonizza i follicoli del pelo e trasmette alcuni batteri patogeni. Il cane presenta un appetito a volte aumentato, un senso di disagio e nervosismo nonché un arrossamento della pelle sopra i gomiti, nei garretti, sulle labbra, accompagnato da crosticine e pustole. E' una malattia dovuta a difetti immunitari ereditari e, in molti casi, dopo la guarigione possono verificarsi delle ricadute. E' una malattia poco contagiosa sia per l'uomo che per l'animale in buone condizioni di salute.
Rogna Sarcoptica ( Scabbia ): è una malattia parassitaria molto contagiosa, caratterizzata da forte prurito e croste cosparse su tutto il corpo del cane. E' trasmissibile sia per via diretta, da soggetto ammalato a quello sano, che per via indiretta, da ambiante contaminato. Viene curata abbastanza facilmente ed è consigliabile attuare una massiccia disinfestazione dei luoghi contaminati.
Cheyletiellosi: dovuta all'acaro "Cheyletiella, colpisce gli animali che vivono in ambienti poco puliti. Si presenta con crosticine, untuosità del pelo, desquamazione e conseguente prurito ed irritazione. Si cura tramite bagni, spugnature, polveri e spray antiparassitari.
Rogna Otodettica (Rogna dell'orecchio): l'acaro che la causa è l'"Otodectes Cynotis" che infesta l'interno dell'orecchio e il padiglione auricolare esterno, cibandosi di cellule desquamate e siero. Porta fastidio, prurito e conseguente arrossamento nonché la formazione di cerume nerastro. Si cura tramite specifici prodotti antiparassitari nel canale auricolare.

Pulci
Sono insetti succhiatori di sangue che vivono sull'animale. Possono vivere dai 6 agli 8 mesi depositando, le femmine, alcune centinaia di uova, non sull'animale ma nell'ambiente. La loro presenza, anche se la permanenza sull'animale è di 4-5 ore al giorno, è caratterizzata dagli escrementi simili a granelli di sabbia, situati alla base del pelo sulla testa, sul collo e sul dorso dell'animale. Il soggetto tende a d essere nervoso, si morde, si gratta. La saliva della pulce può causare allergia con sintomi tipici a quelli dell'orticaria : il pelo inizia così a cadere e compaiono croste sul dorso, sulla schiena e alla base della coda. L'azione per debellarle deve essere duplice:
a) verso l'animale: con bagni, spugnature, shampoo, spray, gocce, compresse etc;
b) verso l'ambiente: con disinfezione dei luoghi dove l'animale vive (cuccia, poltrone) nonché
tappeti, zerbini, pattumiere ,etc.

Pidocchi
Parassiti succhiatori di sangue, biancastri, che si nutrono di detriti e materiali vari che si trovano sulla cute dell'animale. Non possono attaccare l'uomo. Misurano circa 1-2 millimetri e producono uova che aderiscono l pelo dell'animale, il quale presenta prurito, untuosità del pelo, crosticine sulla pelle.

Zecche
Parassiti succhiatori di sangue esistenti in diverse specie. Si localizzano soprattutto sulla testa (fronte, orecchie, labbra, palpebre), sul collo e negli spazi interdigitali. Principalmente si trovano due tipi di zecche: il primo e rappresentato da parassiti che compaiono dai mesi primaverili a quelli estivi con maschi di colore rosso-marrone scuro, lunghi 2-3 millimetri con corpo piatto e 8 piccole zampe mentre le femmine sono più grandi (4-10 millimetri), grigiastre.
Il secondo tipo, mene frequente, con parassiti molto piccoli (1-2 millimetri al massimo), di colore violaceo.
Ogni femmina può deporre da 3000 a 5000 uova che dopo l'incubazione si trasformano in larve che possono svilupparsi solo su un ospite intermedio: dopo un pasto di sangue, che va di 3 ai 6 giorni, la larva cade e diventa una ninfa octopode. Un altro ospite intermedio è necessario perché si trasformi in adulto sessuato dove avverrà anche l'accoppiamento.
Per staccare le zecche dal corpo dell'animale bisogna prima anestetizzarle con un batufolo di cotone imbevuto di alcool per alcuni secondi, quindi con una pinzetta estrarla girandola in senso antiorario. Quando estratta è opportuno bruciarla subito, non schiacciarla per terra perché questo consentirebbe alla zecca di continuare il suo ciclo naturale.
La profilassi sanitaria necessita di un'azione antiparassitaria sull'animale (spray, polveri, bagni antiparassitari, ecc.) e nei luoghi contaminati.
La zecca trasmette diverse malattie tra le quali: la Babesiosi o Piroplasmosi, malattia del sangue dovuta alla "Babesia Canis", protozoo parassita dei globuli rossi che li distrugge per moltiplicarsi, causando anemie , in alcuni casi, porta alla morte. I sintomi della malattia sono caratterizzati anche da difficoltà nella coagulazione, insufficienza renale e turbe nervose, nonché grande spossatezza, febbre, urine scure, turbe visive.

Filariosi: malattia cardio-polmonare del cane e del gatto con interessamento cutaneo
Grave malattia parassitaria trasmessa da una zanzara che, succhiando il sangue di un animale ammalato, ne aspira le larve che verranno in seguito depositate sulla pelle di un altro animale e penetreranno dal foro di suzione fino al sangue periferico. Per diventare adulta la filaria ha bisogno di circa 6 mesi di tempo: gli esemplari maschi possono misurare dai 12 ai 17 centimetri, le femmine dai 16 ai 30 e la loro vita media è intorno ai 5 anni. Una volta adulta colonizza il cuore destro e le sue diramazioni arteriose polmonari, provocando, dopo un periodo non inferiore ai 4 mesi, problemi alla respirazione ed al cuore, creando spossatezza, tosse fino a vere e proprie crisi respiratorie e collasso cardio-circolatorio in fase di malattia avanzata. Può essere facilmente individuata con un prelievo di sangue da parte del veterinario.
La prevenzione di questa malattia è consigliabile soprattutto nelle zone di maggior diffusione (Pianura Padana) onde evitare all'animale i problemi che questa comporta nonché la morte.

 

Tratto da http://www.caniepadronifelici.it/

 


Ehrlichiosi


L’ehrlichiosi è un’ infezione causata da una rickettsia appartenente alla specie Ehrlichia trasmessa attraverso un vettore, LA ZECCA. (in particolare a trasmetterla Sono le zecche del genere Rhipicephalus sanguineus ,più comunemente conosciute come “chiodini” proprio per le loro piccolissime dimensioni,( tipo C nella foto sottostante) la quale e' in grado di trasmettere l'infezione fino a circa 22 settimane dopo il pasto compiuto su un soggetto infetto.

Questa infezione agisce parassitando i leucociti circolanti e provocando come sintomo fondamentale una imponente piastrinopenia.
La patologia è molto diffusa nel bacino del mediterraneo il contagio è a carico elusivo del parassita sopra citato, non sono stati rilevati casi di contagio tra individui della stessa specie.
Dopo una incubazione di 1-3 settimane, l’infezione può manifestarsi clinicamente in forma acuta, o cronica. E’ difficile distinguere le varie fasi sulla sola base clinica. La sintomatologia è complessa ed è caratterizzata da dimagrimento, affaticamento, stato febbrile, possibili emorragie e sintomi respiratori, inoltre tende a cronicizzare ed a determinare quasi principalmente a carico del sistema ematopoietico, nervoso, e delle articolazioni. I più comuni segni clinici sono depressione ed anoressia, perdita di peso, mucose pallide, febbre, tendenza alle emorragie (petecchie, ecchimosi, epistassi), zoppia associata a dolore articolare, spesso è possibile rilevare un’infiammazione generale a carico del sistema linfatico. La gravità della malattia sembra relativa alla sensibilità della razza, all’età e immunocompetenza dell’ospite.
Il sistema diagnostico clinicamente più utile ed affidabile per formulare diagnosi di erlichiosi è rappresentato dai tests sierologici. Quello dell’immunofluorescenza indiretta è il più comunemente usato.
La profilassi solitamente è antibiotica, (panterramicina, Doxiciclina ,Imidocarb tutto intramuscolo o endovena a seconda del parere del veterinario. ) La cura dell'ehlichiosi è composta da antibiotici per circa tre settimane, antiemorragici e all'occorrenza trasfusioni.
Le cure effettuate con tempestività sono quasi sempre efficaci ma rimane il rimedio migliore la prevenzione che si può effettuare in due modi:
- La vaccinazione;
- I prodotti antizecche che il mercato offre sono validissimi e tutti efficaci: Shampoo, spray, fialette, collari appositi.
Rivolgetevi al vostro veterinario che saprà consigliarvi al meglio.
L'Azione di questi prodotti consiste nell'impedire alla zecca di rimanere aggrappato all'animale abbastanza a lungo da poter iniettare i microorganismi di cui è portatore
Dopo la terapia la malattia risulta negativizzata , ma frequentemente si assiste a delle ricadute, che sono in particolar modo concentrate nei mesi primaverili, questo perché proprio durante questo periodo la ricketsia tende a migrare verso le aree più esterne dell’organismo proprio per poter essere raccolto più facilmente dalla zecca che provvederà al trasporto fino ad un altro organismo.
La prevenzione consiste nel tenere sotto controllo l’infestazione di zecche utilizzando sul cane e nell’ambiente validi prodotti antiparassitari.


Rickettsiosi


La rickettsiosi detta anche febbre maculosa delle Montagne Rocciose è una malattia trasmessa da zecche causata da Rickettsia rickettsii. La trasmissione avviene mediante il morso di una zecca infetta e la sintomatologia clinica è sovrapponibile a quella che si osserva in corso di erlichiosi.
La diagnosi differenziale è possibile ricorrendo ai tests sierologici. Entrambe le malattie rispondono allo stesso trattamento ed anche la prevenzione consiste in un attenta lotta alle zecche.

 

Coccidiosi


E' una malattia che si riscontra soprattutto nei cuccioli che mangiano tutto quello che passa sotto il loro naso,ma a volte anche il cane adulto può essere infestato ingerendo cibo o acqua contaminata con feci di altri animali.Può assumere forme molto gravi fino a procurare la morte dell'animale.
I sintomi principali della coccidiosi sono:
Diarrea perlopiù presente e di vario grado: da feci poco formate a vere e proprie scariche di materiale liquido.
Presenza di muco e sangue nelle feci (a volte anche in assenza di diarrea).
Dimagramento, disidratazione (cute secca), pelo opaco e arruffato.
Mancanza di appetito;
Febbre quasi sempre assente,talvolta ipotermia (temperatura corporea più bassa del normale).
Ritardo dello sviluppo (forse il sintomo più costante)
In alcuni casi (non molto frequenti) atassia (barcollamento) o addirittura paralisi a carico degli arti posteriori.

Solo il veterinario potrà stabilire,con l’esame al microscopico delle feci, se la malattia è in corso.
Terapia
La terapia della coccidiosi consiste nella somministrazione di farmaci sulfamidici che impediscono ai parassiti di moltiplicarsi nelle cellule intestinali.

 


GATTO


Tratto da http://www.gheda.it/it/le_malattie_dei_cani_e_dei_gatti/

 

Il gatto è un animale che sa vivere: è morigerato nell'alimentazione dorme per un numero di ore considerevole cura la pulizia del proprio corpo ricerca luoghi tranquilli e salubri non ama gli affollamenti e preferisce non avere troppi contatti con i propri simili Ai fini della prevenzione delle malattie tutte queste abitudini sono ovvia mente positive ma ciò nonostante anche i gatti si ammalano Le malattie più frequenti possono essere suddivise in tre grossi raggruppamenti basati sul cosiddetto agente eziologico e cioè sul tipo di responsabile: virus; batterio o parassita.

I virus sono talmente piccoli da non poter essere visti con i comuni microscopi danno origine a malattie virali con difficoltà di cura con i mezzi oggi disponibili.
I batteri sono visibili al microscopio sono responsabili di malattie talora contagiose che possono però essere controllate con limpiego di antibiotici e sulfamidici I parassiti sono spesso visibili anche a occhio nudo alcuni possono passare direttamente da gatto a gatto altri richiedono un cosiddetto ospite intermedio e cioè un altro animale su cui compiere parte del proprio ciclo vitale; danno luogo a malattie a decorso lungo poco diffusive.


Panleucopenia infettiva o gastroenterite infettiva
È caratterizzata da virulenza esplosiva e da alta mortalità Le vie di infezione possono essere molteplici L incubazione della malattia oscilla tra i 2 e i 1O giorni. L'alta mortalità è frequente nei soggetti al di sotto dei sei mesi, minore negli adulti. Ad una fase febbrile, 39,5-40 fa riscontro un abbassamento della medesima sino a valori molto bassi, 36-35°Dopo un esordio accompagnato da vomito e diarrea l'animale rimane accasciato e abbandonato sullo sterno in atteggiamento di assoluta prostrazione e inerzia .È opportuno rammentare ai proprietari degli animali che riescono a superare la malattia di non alimentare troppo precocemente il gattino per non farlo ricadere in una affezione gastroenterica più grave. Il veterinario di fiducia saprà suggerire le terapie più opportune. Per fortuna si dispone attualmente di un vaccino specifico che, se praticato all'animale quando non ha ancora contratto la malattia, conferisce una protezione efficace


Rinotracheite infettiva
Colpisce i giovani gatti, ha un'incubazione di 24 giorni, decorso variabile sino a 30 giorni o più, I segni clinici sono rappresentati da un aumento della temperatura, a 39-40°, che ha un andamento fluttuante; si hanno starnuti frequenti, muco nasale e oculare, talvolta purulento.
L'inappetenza e lo stato di prostrazione si prolungano parecchi giorni. Talvolta compare sulla punta della lingua una glossite ulcerosa. Si possono avere gravi complicanze broncopolmonari e morte, anche se con minore frequenza di quanto accade per la panleucopenia. Spesso nell'animale guarito rimane una rinite cronica che dura tutta la vita. È possibile una vaccinazione preventiva.


La rabbia
È una malattia infettiva e contagiosa anche per l'uomo. La trasmissione avviene tramite il morso o la saliva infetta. Il gatto è difficilmente contagiato. È disponibile un vaccino specifico.


Tubercolosi
Abbastanza rara nel gatto, che si contagia dall'uomo o, più frequentemente, mangiando polmoni e cuore di bovini infetti. Anche la via aerogena può essere fonte di infezione tramite starnuti che trasportano con minute gocce il germe dall'animale ammalato a quello sano. La malattia, che in genere colpisce gli animali più deboli e denutriti, può localizzarsi all'apparato respiratorio oppure digerente, essere acuta o cronica.
Richiede un attento e accurato esame da parte del veterinario, che avvalendosi dei mezzi diagnostici collaterali, radiografie, esami dei secreti, può convalidare il sospetto diagnostico. È necessario infatti esaminare accuratamente ogni elemento a disposizione poiché purtroppo in caso di diagnosi positiva l'animale deve essere abbattuto, per evitare pericolo di contagio all'uomo.

Parassiti
I parassiti sono ospiti indesiderati e dannosi che vivono a spese dell'organismo e provocano spesso gravi alterazioni generali e locali. La loro azione può essere tossica per immissione in circolo di sostanze nocive, spogliatrice per sottrazione di sostanze utili all'organismo e meccanica con lesioni locali. I sintomi più frequentemente rilevabili sono: vomito, diarrea, dimagrimento dell'animale, talora fenomeni nervosi con seguenti al riassorbimento di sostanze tossiche. Fortunatamente le parassitosi, pur essendo molto diffuse, offrono buone possibilità terapeutiche e possono essere agevolmente controllate se diagnosticate precocemente. Gli innumerevoli tipi di parassiti che infestano gli animali si suddividono in due grandi categorie: vermi tondi e vermi piatti. Tra i tondi ricordiamo gli ascaridi, parassiti con corpo lungo, liscio, allungato, con le e estremità appuntite. Essi depongono le uova nell'intestino dell'animale che le esita all'esterno con le feci. Le uova, molto resistenti, permangono a lungo nell'ambiente esterno. Le uova possono penetrare per via digerente nell'intestino del gatto che si è cibato di alimenti provenienti da terreni infestati o si è leccato le parti che sono venute a contatto con l'ambiente infetto.


Scabbia o rogna
È dovuta a un parassita che si localizza nello spessore della cute e provoca un intenso prurito. Il pelo sbiadisce e si dirada, sulla pelle si notano dapprima piccole aree infiammate, poi croste diffuse. Il gatto, grattandosi, può provocarsi delle ferite. Se la parassitosi è trascurata si diffonde su tutto i1 corpo provocando deperimento dell'animale. La terapia consiste in un'accurata detersione delle croste con soluzioni antisettiche, seguite da applicazioni di apposite sostanze antiparassitarie. È opportuno ricorrere a rigorose norme igieniche sia nei confronti del gatto (ricambio continuo del materiale su cui dorme, disinfezione di cestini da viaggio, vassoi, pettini ecc.) sia delle persone (impedire ai bambini di toccarlo, non lasciarlo salire su divani, letti o poltrone, lavarsi le mani dopo averlo toccato). La scabbia può trasmettersi all'uomo e, pur provocando lesioni limitate, deve essere adeguatamente prevenuta.


Micosi
In Italia le più comuni sono le forme cutanee o dermatomicosi. Parecchie specie di funghi patogeni ne sono responsabili. Le lesioni sono rappresentate da perdita di pelo, per lo più a chiazze, cute infiammata e scagliosa. L 'animale spesso cerca di grattare la parte colpita. Le micosi possono trasmettersi all'uomo; nel manipolare gli animali colpiti vanno adottate scrupolose norme igieniche. La diagnosi di queste forme morbose si avvale di indagini di laboratorio accurate. La terapia sia locale sia generale permette di ottenere buoni risultati; naturalmente è necessario evitare di avere eccessiva confidenza con gli animali anche durante il periodo di trattamento.


Le tenie
Le tenie del gatto sono di vario tipo: la Taenia taeniaeformis, il Diphilidium caninum, la Taenia pisiformis, la Taenia idatigena. Tutte necessitano di un ospite intermedio sul quale compiono alcune fasi della loro maturazione: i più comuni sono le pulci e i roditori. In presenza di tenie il gatto può accusare disturbi di vario genere, dolori viscerali, anoressia, diarrea, perdita di pelo. Con l'osservazione delle feci si evidenziano talvolta proglottidi di tenie che si muovono all'esterno di esse. La segnalazione da parte del proprietario al veterinario del fenomeno è sufficiente a chiarire il problema diagnostico.

Otite parassitaria
È provocata da un acaro che si localizza nell'orecchio. Contrariamente alla scabbia non è trasmissibile all'uomo. I sintomi sono rappresentati da prurito e comparsa di cerume nerastro o croste all'interno del padiglione auricolare. Talora si possono notare lesioni alla parte posteriore esterna dell'orecchio; esse sono dovute al continuo grattamento attuato con le zampe posteriori. La terapia consiste dapprima nell'asportazione del cerume, successivamente nell'applicazione di sostanze acaricide. La pulizia preliminare è basilare per la riuscita del trattamento: si introduce olio di oliva tiepido, si massaggia leggermente l'orecchio e si asciuga l'olio fuoruscito con un batuffolo di cotone o con un bastoncino dalle punte ricoperte di cotone. Si ripete l'operazione prima di ogni applicazione del medicamento.



Malattie Virali

Gastroenterite infettiva (panleucopenia)
Chiamata anche "parvovirosi felina" colpisce particolarmente i gatti di giovane età. E' altamente contagiosa e può essere trasmessa mediante contatto diretto o indiretto. Il periodo di incubazione di questo virus varia dai 2 ai 9 giorni: colpisce l'intestino causando vomito, diarrea emorragica e disidratazione. Può inoltre interessare tutto l'organismo causando febbre, anemia e depressione e, nei casi più gravi, può portare il soggetto alla morte. Indispensabile è l'aiuto del veterinario che impronterà una adeguata terapia. Raccomandabile è la vaccinazione annuale come profilassi preventiva sia per i gatti che vivono in appartamento che per quelli che vivono all'esterno.

Influenza felina
E’ causata da due tipi di virus che colpiscono i gatti di tutte le età; può considerarsi un complesso di malattie respiratorie che causano infiammazioni con secrezioni sierose dalle mucose (occhi e naso) ed alla trachea. I sintomi sono dati da mancanza di appetito, starnuti, tosse, scolo nasale ed oculare, febbre e difficoltà respiratorie. Il veterinario interverrà con la terapia adatta che sarà più efficace quanto prima sarà iniziata. E' da ricordare che questa è una malattia contagiosa pertanto si consiglia di effettuare la vaccinazione annuale a tutti i gatti sia che vivano in casa o all'esterno.


Leucemia felina (FeLV)
Grave malattia virale contagiosa provocata da un "retrovirus" che porta ad un aumento esagerato dei globuli bianchi del sangue. Può essere trasmessa per contatto diretto tra gatto e gatto attraverso la saliva, le lacrime, le feci, l'urina ed il latte. Nei gatti adulti la contaminazione varia a seconda del modo di vita ( i gatti vagabondi sono più a rischio dei gatti d'appartamento). I sintomi più frequenti sono: anemia , debolezza, calo di peso, vomito, diarrea, infiammazioni del cavo orale, problemi respiratori di carattere cronico, anche se bisogna dire che un gatto può rimanere asintomatico per più anni prima della comparsa di qualsiasi sintomo. La diagnosi si esegue tramite un test tramite il quale il Veterinario rileverà la presenza del virus nell'organismo. Le cure sono generalmente poco efficaci ( non esiste un trattamento specifico della FeLV ) ed è quindi consigliabile una buona prevenzione evitando sia che il gatto abbia contatti con individui randagi potenzialmente infetti e, soprattutto, sottoponendolo alla vaccinazione annuale.

Immunodeficienza felina ( FIV )
E' simile alla sindrome di immunodeficienza umana, ma è causata da un altro tipo di virus che non colpisce l'uomo. Si trasmette tramite il morso e si rende quindi necessario, perché il gatto non si infetti, evitarne il contatto con soggetti potenzialmente infetti ( maschi interi randagi o girovaghi ) in quanto non esiste un vaccino per la prevenzione: si mira solamente a limitare le infezioni secondarie. Il periodo di incubazione di questa malattia può essere piuttosto lungo : l'infezione predispone l'organismo a tutta una serie di malattie virali e batteriche e porta alla morte in un tempo più o meno lungo. La diagnosi viene eseguita dal Veterinario tramite un test sul sangue. Non esiste il vaccino. 

Peritonite infettiva ( FIP )
E' una patologia molto seria che colpisce i gatti prevalentemente nell'età compresa fra i sei mesi ed i 2-3 anni d'età soprattutto fra gli esemplari d'allevamento o quelli che vivono in colonie. E' causata da un virus che danneggia numerosi organi interni causando febbre, inappetenza, calo di peso, vomito, diarrea, rigonfiamento dell'addome, difficoltà respiratorie e depressione. E' una malattia altamente infettiva per glia altri gatti. La terapia è molto complessa e spesso risulta vana. Non esiste un vaccino preventivo.

Rabbia
Questa malattia, pericolosa per tutti i mammiferi, si manifesta con turbe comportamentali, paralisi e porta alla morte in breve tempo. La vaccinazione è obbligatoria se il gatto viaggia assieme al proprietario all'estero o in Italia , nelle regioni dove questa malattia è presente; (vedi Rabbia per il cane).

Parassiti esterni simili al cane

Acari della rogna
provocano una infiammazione con molto prurito, caduta di pelo e croste soprattutto sulla testa, sulle orecchie e sul collo. Molto contagiosa tra animali della stessa specie o di specie diverse, non presenta alcun pericolo per l'uomo: la diagnosi può essere fatta solo con l'osservazione al microscopio degli acari.


Funghi
Le cosiddette micosi cutanee provocano lesioni che si presentano con zone senza peli o con peli spezzati nonché irritazioni. Esistono casi in cui soggetti ammalati non presentano i sintomi di questa malattia. Queste affezioni cutanee possono essere contagiose per l'uomo.

Pidocchi
Sono parassiti specifici del gatto che vivono sulla sua cute e provocano desquamazione e prurito. Le loro uova biancastre (lendini) sono individuabili sui peli: non colpiscono l'uomo.

Zecche
Vivono succhiando il sangue del gatto e gonfiandosi fino a raggiungere anche le dimensioni di un pisello. Per rimuoverle bisogna usare molta attenzione: con una pinzetta ruotare la zecca in senso antiorario facendo attenzione ad estrarre anche il rostro boccale inserito nella cute che altrimenti, se lasciato in sede, può provocare un piccolo granuloma.

I parassiti interni

Protozoi
Parassiti microscopici che colpendo l'apparato gastroenterico danno luogo a diarrea ed anemia.

Vermi
Vermi tondi- i più diffusi sono gli "ascaridi", soprattutto nei soggetti molto giovani, che causano diarrea, anemia , deperimento ed addome gonfio .Altri vermi tondi sono gli "anchilostomi" che causano diarrea, a volte con presenza di sangue, anemia e debolezza; infine ci sono gli "strongilidi" che vivono nei polmoni causando problemi respiratori.
Vermi piatti- fanno parte di questo gruppo le "tenie", tra cui una in particolare è molto diffusa tra i gatti ed ha come ospite intermedio la pulce. I sintomi possono essere dati da dimagrimento, vomito e diarrea.
La prevenzione di queste verminosi va fatto osservando norme sia alimentari che igieniche : evitare gli alimenti crudi, tenere lontane le pulci dal gatto, mantenere il più possibile pulita la lettiera.
Preventiva è la "sverminazione" da eseguire due volte all'anno. Più indicato è il periodo primaverile e fine estivo.


Filariosi: malattia cardio-polmonare del cane e del gatto con interessamento cutaneo
Grave malattia parassitaria trasmessa da una zanzara che, succhiando il sangue di un animale ammalato, ne aspira le larve che verranno in seguito depositate sulla pelle di un altro animale e penetreranno dal foro di suzione fino al sangue periferico. Per diventare adulta la filaria ha bisogno di circa 6 mesi di tempo: gli esemplari maschi possono misurare dai 12 ai 17 centimetri, le femmine dai 16 ai 30 e la loro vita media è intorno ai 5 anni. Una volta adulta colonizza il cuore destro e le sue diramazioni arteriose polmonari, provocando, dopo un periodo non inferiore ai 4 mesi, problemi alla respirazione ed al cuore, creando spossatezza, tosse fino a vere e proprie crisi respiratorie e collasso cardio-circolatorio in fase di malattia avanzata. Può essere facilmente individuata con un prelievo di sangue da parte del veterinario.
La prevenzione di questa malattia è consigliabile soprattutto nelle zone di maggior diffusione (Pianura Padana) onde evitare all'animale i problemi che questa comporta nonché la morte.


Tratto da http://www.canigattieco.com/gatti/malattie-gatti.aspx


Clamidiosi felina
Questa malattia molto frequente nel gatto sia d’appartamento che randagio è dovuta ad un parassita endocellulare obbligato (che vive solo all’interno della cellula) che infetta anche volatili e uomo. La clamidia infetta le cellule epiteliali della mucosa congiuntivale, della cornea e del tratto genitale, può colpire anche l’apparato digerente nel tratto intestinale, la placenta ed il sistema reticoloendteliale (porzione specifica del sistema immunitario).
La clamidiosi felina si trasmette attraverso le secrezioni oculonasali dei gatti infetti principalmente per contatto diretto. Nelle colonie e negli allevamenti essa può assumere un andamento enzootico e permanere anche mesi od addirittura anni in quanto un gatto guarito può eliminare clamidie fino ad otto mesi post-guarigione. La clamidia inoltre è anche in grado di stabilire un equilibrio con l’ospite rimanendo per così dire “inattiva” fino a problemantiche diverse come fattori stressanti che generano una riattivazione della stessa e quindi la comparsa della malattia.
La patologia interessa soprattutto gatti giovani dalle 5 settimane ad i 9 mesi di età il periodo di incubazione per altro molto breve 5-10 giorni da luogo alla sintomatologia che può permanere in media tre settimane. Tale sintomatologia è riconducibile alla comparsa di una congiuntivite monolaterale con abbondante essudato sieroso che in un secondo momento diviene muco-purulento per complicazione batterica, interessando alla fine tutte e due gli occhi nell’arco di circa una settimana.
La mucosa della congiuntiva viene interessata da una forte iperemia , blefarospasmo (o spasmo della palpebra) e forte chemosi. Si possono osservare inoltre anche segni di rinite con scolo di materiale sieroso dalle narici, sternuti e tosse, a volte è anche presente ipertermia.
Spesso la patologia è recidiva anche più volte nell’arco dell’anno.
La terapia si basa sulla somministrazione di antibiotici specifici in formulazione di colliri o pomate oftalmiche per almento 2 settimane fino a 14 giorni dopo la remissione sintomatologica, oppure si possono associare anche antibiotico terapie per via sistemica soprattutto se viene colpito e quindi se si è in presenza di una sintoatologia di tipo genitale.
Negli ultimi anni al fine di prevenire tale patologia è stato formulato un vaccino che in associazione con le tre comuni malettie feline parvovirosi, calicivirosi, erphes virosi permette di controllare le infezioni e di ridurne la sintomatologia.

FeLV: Leucemia virale felina
Il virus della Leucemia felina (FeLV) appartiene alla fam. Retroviridae gen. Alpharetrovirus; è stato identificato per la prima volta nel 1964 in Scozia in gattili dove si era sviluppata una vera e propria epidemia di tumori.
Tale infezione è una delle principali cause di morte del gatto domestico, soprattutto quando è presente la coabitazione con più gatti (pensioni, allevamenti, gattili): circa il 33% delle morti causate da tumori è associata all'infezione da FeLV, mentre un numero ancora superiore di gatti FeLV positivi muore a seguito dell'immunosoppressione indotta dal virus.
La via di contagio più comune è rappresentata dal contatto con i liquidi organici infetti, in particolar modo la saliva, in seguito a morsi del combattimento, la pulizia reciproca, la condivisione del cibo e delle stesse ciotole per l'acqua. E' comunque possibile anche l'infezione attraverso l'assunzione del latte materno. Il virus è invece molto labile nell'ambiente esterno e viene inattivato dagli agenti atmosferici e dai comuni detergenti e disinfettanti.
Il virus, una volta penetrato nell'animale per via oronasale, replica inizialmente a livello delle tonsille per poi diffondersi al tessuto linfoide, al midollo osseo, alla mucosa intestinale e respiratoria e alle ghiandole salivari (questo processo avviene in 2-4 settimane e rappresenta la fase viremica dell'infezione).
A questo punto l'evoluzione dell'infezione da FeLV (con i diversi quadri clinici) dipenderà da diversi fattori: il ceppo virale, la dose infettante e la durata dell'esposizione, lo stato immunitario del soggetto e la sua età (la sensibilità all'infezione è infatti inversamente proporzionale all'età dell'animale).


Potremo quindi avere gatti con:

Viremia persistente (circa il 33%) con manifestazione dei segni clinici delle patologie correlate all'infezione; tali soggetti di solito muoiono entro 3-5 anni dalla diagnosi inziale..

Viremia transitoria (infezione latente) in cui il virus si localizza a livello del midollo osseo (senza dare sintomi) ma che può riattivarsi in seguito a determinati stimoli o a trattamenti farmacologici immunodepressivi; di solito in tali animali comunque l'infezione si estingue nell'arco di 3 anni..

 

Diremia transitoria (estinzione del'infezione) in cui l'organismo è in grado di neutralizzare il virus con risoluzione dell'infezione in 4-6 settimane..

Da un punto di vista sintomatologico la prima fase viremica è spesso non osservata dai proprietari in quanto può essere presente solo una linfoadenopatia generalizzata più o meno grave.
Le patologie correlate all'infezione invece appaiono solo tardivamente (fino a 3 anni dall'infezione primaria) e possono determinare la comparsa di neoplasie linfoidi maligne (in circa il 25% dei gatti FeLV positivi), disordini mieloproliferativi, anemia arigenerativa, panleucopena e tutte quelle infezioni a carico degli apparati respiratorio, gastro-enterico e urinario in seguito alla caduta dell'immunità.
Un'altra lesione osservata frequentemente in gatti FeLV (ma anche FIV) positivi, sono le stomatiti ulcero-proliferative che spesso sono l'unico segno dell'infezione.
Per la diagnosi della FeLV sono disponibili dei test di laboratorio che permettono di evidenziare la presenza o meno dell'infezione.
Bisogna però ricordarsi che alcuni soggetti FeLV positivi possono divenire in seguito negativi a causa dell'eliminazione del virus da parte dell'organismo; quindi si consiglia sempre di eseguire 2 test a distanza di 6-8 settimane l'uno dall'altro per accertarsi dell'effettiva infezione cronica prima di prendere decisioni drastiche sulla salute del gatto.
Al momento attuale non esiste un protocollo terapeutico efficacie nei confronti di questa infezione in quanto la sintomatologia presente è dovuta dell'immunosoppressione e non ad un effetto diretto del virus.


Quindi è molto importante diagnosticare quanto più precocemente possibile eventuali infezioni secondarie ai vari apparati per poterle trattare specificatamente; è altresì importante in gatti FeLV positivi prevenire tali infezioni attraverso l'isolamento del soggetto infetto (soprattutto per evitare che contaggi altri gatti), fornendogli una buona nutrizione e delle condizioni igieniche ottimali, controllando la presenza di ectoparassiti o parassitosi gastro-enteriche e portandolo in visita dal medico veterinario curante ogni 6 mesi per poter così valutare precocemente alterazioni del suo stato di salute.
Importante è da parte del proprietario controllare l'eventuale comparsa di fauciti o stomatiti poichè, come già detto, sono spesso il primo segno di infezione e tenere sotto controllo il peso dell'animale.


Sono possibili anche delle terapie con immunomodulatori, che hanno il compito di mantenere sotto controllo la viremia e di ridurre quindi l'incidenza delle malattie correlate, o con farmaci antivirali che tendono a contenere l'infezione; per tali terapie però si consiglia di chiedere al proprio medico veterinario sul protocollo da lui attuato.
In ogni caso il trattamento più efficacie nei confronti di questa malattia mortale per il gatto è sicuramente la prevenzione: è infatti possibile vaccinare il gatto, per prevenire che questo si infetti, con i vaccini disponibili in commercio.
E' quindi consigliabile vaccinare tutti i gatti che sono considerati a rischio.
Prima del vaccino è però bene eseguire un test di controllo per valutare che il proprio animale non sia già infetto; il primo richiamo è dopo 21 giorni dalla prima vaccinazione mentre i successivi saranno annuali.


FIV: Virus dell'Immunodeficienza Felina
Il virus dell'Immunodeficienza Felina appartiene al gruppo dei lentivirus, fam. Retroviridae, gen. Lentivirus,così chiamati anche a causa del lento sviluppo delle malattie che determinano e che portano ad un progressivo deterioramento del sistema immunitario.
Tale virus è stato identificato per la prima volta nel 1986 in un gatto immunodepresso.
FIV è morfologicamente e biochimicamente correlato all' HIV dell'uomo, mentre ne è distinto da un punto di vista antigenico: questo fa si che la FIV sia infettiva solo nei gatti.
La via di trasmissione dell'infezione è principalmente attraverso l'inoculazione per via parenterale di plasma o sangue di un gatto infetto ad  un altro sano; per questo motivo le ferite da morso sono la causa principale di contagio (quasi il 100% dei casi).
Altre vie di contagio possibili sono la via transplacentare, attraverso il latte materno, attraverso l'uso comune di ciotole o lettiere e durante l'accoppiamento (non è ben chiaro però se l'infezione possa essere dovuta ai morsi sul collo che il maschio infligge alla femmina durante l'atto sessuale).
Sono particolarmente a rischio i gatti maschi, giovani (2-5 anni), aggressivi (per la difesa del territorio o per la conquista delle femmine) e che vivono liberi all'aria aperta (hanno maggiore possibilità di incontrare altri gatti infetti).
Da un punto di vista della sintomatologia la FIV molto raramente induce direttamente una malattia; molto più spesso è invece un'infezione opportunista la causa del riscontro dei vari segni clinici presenti.
In ogni caso l'infezione da FIV in natura si manifesta con 3-4 stadi clinici differenti tra loro per la sintomatologia, la durata e la compromissione del sistema immunitario da parte del virus.
Il primo stadio della malattia ha un periodo di incubazione di circa 1 mese ed è caratterizzato da una sintomatologia molto variabile con febbre, diarrea, congiuntivite, letargia e ingrossamento più o meno marcato dei linfonodi; questa fase può durare settimane se non anche dei mesi e spesso non è evidenziata dai proprietari.
Superata questa prima fase clinica dell'infezione i gatti diventano dei portatori asintomatici entrando nella fase di latenza: per un periodo variabile molto lungo (anche più di tre anni) non manifestano alcun sintomo clinico, ma allo stesso tempo hanno una viremia persistente che causa un progressivo declino delle difese immunitarie dell'organismo con successiva incapacità a combattere le infezioni esterne.
La rapidità di evoluzione dello stadio di latenza nello stadio terminale dipende da vari fattori quali l'età, la dose e la via di penetrazione del virus, lo stato di salute del paziente e le sue condizioni immunitarie.
Lo stadio terminale dell'infezione è caratterizzato da un rapido decadimento delle condizioni generali dell'animale a causa delle infezioni croniche od opportunistiche che si possono presentare, e che porta il gatto a morte o ad essere eutanasiato.
Le malattie che più facilmente si riscontrano sono la sindrome stomatite-gengivite-faucite, il dimagrimento progressivo, l'anemia e la leucopenia, l'insufficienza renale, le micosi, le sinusiti, gli ascessi e le infezioni batteriche ai vari organi e apparati.
La sindrome stomatite-gengivite-faucite è spesso uno dei primi segni clinici evidenziabili che fanno sospettare la presenza dell'infezione; è una patologia molto fastidiosa poichè determina forte dolore nella masticazione con conseguente anoressia e dimagrimento del gatto.
Tale problema spesso per essere risolto necessita dell'estrazione completa dei denti e dell'utilizzo di un cibo morbido per permettere all'animale di alimentarsi.
La diagnosi della FIV si effettua con un semplice test sierologico (possibile anche in ambulatorio) basato sul rilevamento degli anticorpi prodotti contro il virus; tali anticorpi sono prodotti 2-4 settimane dopo l'infezione e pertanto è necessario aspettare tale periodo prima di eseguire il test.
Sono possibili dei falsi-positivi vista la notevole sensibilità dei test disponibili in commercio ed è quindi necessario, prima di dare per sicuro che un gatto sia infetto da FIV, eseguire dopo qualche settimana un nuovo test e soprattutto non scindere mai i riscontri clinici da quelli laboratoristici.
Inoltre nei gattini partoriti da femmine FIV positive, bisogna ricordarsi che gli anticorpi materni contro la FIV assunti con il colostro possono perdurare in circolo per mesi ed essere evidenziati dai test diagnostici: bisogna quindi aspettare che l'animale abbia compiuto i 6 mesi d'età per eseguire il test evitando così il rischio di avere dei falsi positivi.
Il trattamento dei gatti infetti deve essere basato innanzitutto sull'utilizzo di farmaci che vadano a bloccare la replicazione del virus (antivirali) e/o vadano ad aiutare il sistema immunitario nelle sue funzioni (immunomodulatori); questo è di fondamentale importanza in quanto tutta la sintomatologia presente in corso di infezione da FIV è dovuta principalmente ad infezioni secondarie per l'annullamento delle difese immunitarie virus-indotte.
I farmaci attualmente disponibili e più utilizzati sono l'AZT (azidovudine) come antivirale poichè riduce il livello plasmatico del virus e rafforza le difese immunitarie e l'Interferone Ricombinante (IFN) come immunomodulatore.
Per quanto riguarda l'Interferone ne esistono in commercio due tipi: uno di origine umana e uno di origine felina; possono essere utilizzati entrambi nel protocollo terapeutico in quanto il primo ha un'azione immunomodulatrice, mentre il secondo antivirale ma i risultati ottenuti non sempre sono ottimali.
In ogni caso un gatto FIV positivo non ha alcuna speranza di guarigione e tutti i trattamenti effettuati (sia antivirali che sintomatologici pe rtrattare le patologie che di volta in volta si manifestano) hanno il solo compito di permettere all'animale di vivere il più a lungo possibile e soprattutto il meglio possibile.
Molto importante da parte dei proprietari è di ridurre al minimo gli stress ambientali e di controllare settimanalmente lo stato di salute del proprio gatto valutando la comparsa dei segni precoci dell'infezione: comparsa di infiammazione delle gengive, ingrossamento dei linfonodi e alterazioni nella minzione e/o defecazione.
Attualmente non è ancora disponibile un vaccino nei confronti della FIV.

 

Panleucopenia felina
La Panleucopenia felina (FLP) e' una malattia infettiva del gatto e dei felini selvatici altamente contagiosa, sostenuta dal parvovirus felino (FPV) che infetta le cellule in mitosi provocandone la citolisi (morte della cellula).
E' un'infezione tipica dei gatti giovani (3-5 anni) non vaccinati tra cui l'infezione puo' essere trasmessa sia per contatto diretto che in seguito a contaminazione ambientale del virus in quanto questo puo' rimanere infettante nell'ambiente addirittura per anni.
Tale malattia negli ultimi anni ha subito un arresto nella sua diffusione in seguito alle campagne di immunizzazione nei gatti.
Dopo essere entrato nell'organismo, il virus inizia a replicare a livello dei tessuti linfoidi associati all'orofaringe per poi distribuirsi soprattutto a livello di linfonodi, milza, timo, midollo osseo e cripte intestinali (tutti tessuti con cellule ad elevato indice mitotico).
Il periodo di incubazione e' di 4-10 giorni dopo di che iniziano a presentarsi i primi sintomi in gravita' variabile a seconda di: carenza di anticorpi materni, scarsa igiene e sovraffollamento, stress, altre patologie concomitanti e fattore piu' importante incapacita' di difesa del sistema immunitario che non produce una quantita' sufficiente di anticorpi in grado di neutralizzare il virus.
I segni clinici, come gia' accennato, sono molto variabili e possono dar vita a differenti forme
forma iperacuta: con grave depressione del gatto, ipotermia (fino a 36 C) e morte entro 1-2 giorni
forma acuta: avremo febbre elevata (fino a 41 C), anoressia, depressione e dolorabilita' addominale; dopo 24-72 ore si avra' anche vomito e diarrea imponente spesso emorragica con disidratazione progressiva dell'animale.
Puo' svilupparsi anche una coagulazione intravasale disseminata (DIC) con petecchie ed ecchimosi evidenti sulle mucose.
Le lesioni a carico della mucosa intestinale causano un eccessivo sviluppo della flora batterica normalmente presente con setticemia che porta a morte il gatto nel 90 % dei casi.
forma subacuta: la febbre e' meno elevata, cosi' come l'assunzione di cibo; e' pero' presente depressione ed enterite (a volte imponente ed emorragica) ma che raramente porta a morte il gatto soprattutto se ben idratato.
forma subclinica: e' tipica dei soggetti adulti che pero' non presentano alcun sintomo.
Nelle gatte gravide l'infezione puo' portare a morte e riassorbimento fetale (in caso di infezione nella prima fase della gravidanza) o alla nascita di soggetti con ipoplasia cerebellare (infezione nella fase terminale della gravidanza).
I gattini colpiti non mostrano alcun disturbo fino alle 2-3 settimane di eta' per poi sviluppare un'andatura plantigrada, tremori, incoordinazione motoria ed atassia.
La diagnosi si effettua sul riscontro dei segni clinici, sulla presenza di una grave leucopenia e sul fatto che il gatto non e' vaccinato.
Il trattamento per la Panleucopenia infettiva e' aspecifico; la mortalita' puo' essere ridotta grazie ad un'appropriata fluidoterapia reidratante endovena e all'utilizzo di farmaci contro il vomito e la diarrea e di gastroprotettori.
L'uso di antibiotici ad ampio spettro e' necessario per prevenire e/o ridurre le infezioni batteriche secondarie e nei gatti che sviluppano una grave anemia puo' essere di aiuto effettuare una trasfusione di sangue.
In ogni caso il consiglio e' quello di vaccinare il proprio animale contro tale malattia con i vaccini presenti in commercio in modo da evitare che si ammali visto la mancanza di una terapia specifica curativa per tale infezione.


Peritonite Infettiva felina (FIP)
La Peritonite Infettiva felina è una patologia lenta e progressiva del gatto sostenuta da un virus della famiglia dei Coronavirus (CovF) a cui appartengono 2 ceppi:
uno che è causa della FIP
e l'altro che è causa dell'enterite felina dalla quale, però, il gatto guarisce rapidamente.
Si manifesta in 2 forme: 
umida con accumulo di liquidi in una o più cavità corporee
secca con presenza di lesioni granulomatose in più organi
L’infezione da FIP colpisce gatti fin dalla 10 settimana di età ma si presenta in forma asintomatica; generalmente, compare dai 6 mesi di età ai 2 anni e nei soggetti anziani.
I fattori di rischio sono i luoghi affollati come gattili, allevamenti, stress, infezioni concomitanti e la fonte di contagio sono le feci infette.
Inizialmente provoca una lieve enterite per poi evolversi nelle 2 forme più gravi da cui, solo pochissimi gatti con una forte risposta immunitaria, riescono a guarire.
Si manifesta con sintomi aspecifici quali febbre, depressione, letargia, diarrea, inappetenza e solo dopo vari mesi compaiono i sintomi tipici quali, per la forma umida, ascite, versamenti pleurici con conseguenti problemi respiratori, aumento di volume dei testicoli ed altro; mentre per la forma secca i sintomi sono dipendenti dall’organo colpito quale l'intestino (diarrea e malassorbimento),  il sistema nervoso centrale (crisi convulsive, alterazione del comportamento) e gli occhi (uveite, lesioni corneali).
Effettuare una diagnosi non è sempre facile per la aspecificità dei sintomi; ciò che si consiglia fare è l’esame sierologico sulle feci (pcr, elisa) e l’esame istopatologico sugli organi.
Sicuramente la forma umida è di più facile diagnosi per la presenza di liquidi in cavità.
La terapia è tutt’ora complicata perché non ne esiste una specifica ma si effettua solo una di sostegno con farmaci che controllano i sintomi che si manifestano; si sta sperimentando un vaccino ma per il momento in Italia non è ancora presente.
Perciò cosa fare per proteggere i nostri amici gatti? PREVENZIONE!
I gatti “casalinghi” sono meno soggetti all’esposizione del virus a meno che i cuccioli non provengano da colonie infette; per i gatti che vivono in comunità è necessario effettuare controlli del titolo anticorpale nelle femmine al fine di limitare cucciolate infette, mantenere ottimali le condizioni igieniche e limitare al minimo lo stress.
Rinotracheite virale del gatto
è una malattia infettiva e contagiosa ad eziologia virale sostenuta dal Herpesvirus felino tipo 1 che appartiene alla fam. Herpesviridae, gen. Varicellovirus; tale virus è responsabile di una sintomatologia respiratoria.
Spesso insieme ad altri agenti patogeni quali il Calicivirus felino, la Chlamydophila felis e la Bordetella bronchiseptica è causa di quello che viene definito "complesso delle infezioni respiratorie del gatto".
In natura sono sensibili all'infezione non solo i gatti domestici ma anche alcuni felidi selvatici come il leopardo, la tigre, la lince e il ghepardo.
Il virus viene eliminato dai gatti durante la fase acuta della malattia o dai soggetti portatori tramite le secrezioni oculari, nasali e faringee.
Il principale serbatoio del'infezione herpetica sono proprio i gatti portatori in cui il virus rimane latente nelle cellule infettate senza dar vita ad alcuna sintomatologia ma che in seguito a condizioni stressanti, patologie concomitanti o superinfezioni può riattivarsi determinando la malattia nel gatto e la sua eliminazione nell'ambiente esterno.
Oltre al contatto con materiale infetto l'infezione può essere trasmessa durante la gravidanza con i gattini che presenteranno una sintomatologia di solito dopo le 2 settimane di vita in seguito alla caduta dell'immunità colostrale materna.
Il virus una volta penetrato nell'organismo per via oro-nasale o congiuntivale è in grado di replicare solo in condizioni di temperatura intorno ai 37 °C e quindi i suoi effetti dannosi sono limitati solo alla mucosa congiuntivale, ai turbinati nasali e al rinofaringe, mentre il tratto respiratorio inferiore (bronchi e polmoni) non è coinvolto.
Sintomatologicamente si possono avere diversi quadri clinici anche se di norma l'infezione si manifesta in forma acuta con sintomi respiratori quali starnuti, scolo nasale e oculare sieroso, febbre, anoressia e congiuntivite all'inizio sierosa e poi muco-purulenta; tale forma colpisce soprattutto gatti di età tra le 6 e le 12 settimane.
Se si verifica una complicazione batterica secondaria (specialmente in gatti molto giovani) si potrà avere cheratite, ulcere corneali, simblefaro (aderenza della congiuntiva con se stessa o con la cornea lesionata) e il prolasso permanente della terza palpebra.
Dopo 2-3 settimane la sintomatologia respiratoria tende a cessare e possono presentarsi crostosità cutanee a carico del canto mediale dell'occhio, delle narici e sulle pinne auricolari.
L'azione del virus a carico dei turbinati nasali comunque determina un danno permanente con maggior predisposizione dell'animale a sviluppare riniti, sinusiti, e congiuntiviti batteriche croniche nel futuro.
Nelle infezioni croniche il virus può essere causa di patologie cutanee (dermatite erpetica) o, in gatte gravide, aborto, anche se questa eventualità si verifica raramente.
Nei gatti adulti l'infezione da virus herpetico è spesso causa di una sindrome oculare chiamata "cheratite erpetica" con grave blefarospasmo, iperemia congiuntivale, scolo oculare sieromucoso e ulcere della cornea.
La diagnosi non può essere basata solo sulla sintomatologia clinica presente, vista l'aspecificità dei sintomi, ma è necessario ricorrere a specifici test di laboratorio.
La terapia non prevede l'utilizzo di farmaci sistemici specifici contro l'azione del virus ma l'utilizzo di farmaci antivirali per uso oftalmico, di interferone omega felino somministrato per via s/c (nei gattini che presentano una sintomatologia acuta grave) e di farmaci di supporto in seguito alle lesioni oculari croniche secondarie.
La prevenzione all'infezione è possibile grazie ai vaccini presenti in commercio con la prima vaccinazione tra le 6 e le 12 settimane di età (a seconda dei rischi di contrarre l'infezione) con il primo richiamo dopo 21 giorni e i successivi annuali.
A questo però deve essere associata in particolar modo nei gattili e negli ambienti ad alta densità di animali un'adeguata disinfezione, un basso grado di umidità e una buona ventilazione dei locali ed una corretta quarantena prima di introdurre i nuovi arrivati con gli altri gatti.

 

Sindrome eosinofilica
Si tratta di una patologia molto frequente nei gatti, che colpisce indistintamente i gatti di casa e i gatti randagi, senza distinguere i maschi dalle femmine, gli interi dagli sterilizzati e senza preferire razze particolari. Si può presentare a qualsiasi età anche se più frequentemente insorge nei giovani.
Si definisce come “sindrome” perché è costituita da un’insieme di sintomi non sempre chiaramente collegati tra loro, “eosinofilica” perché all’esame istologico le lesioni sono caratterizzate da un accumulo di un particolare tipo di globuli bianchi che si chiamano “granulociti eosinofili”.
Questo particolare tipo di globuli bianchi di solito aumenta in corso di allergie, malattie parassitarie o micotiche.
Della sindrome eosinofilica si distinguono tre forme che possono presentarsi singolarmente o in associazione nello stesso soggetto. Esse sono:
Stomatite eosinifilica
Linfangite eosinofilica
Placca eosinofilica
Stomatite eosinofilica significa letteralmente “infiammazione della bocca a carattere eosinofilico” cioè infiammazione della bocca con massiccia presenza, in questa infiammazione, di quel particolare tipo di globuli bianchi chiamati granulociti eosinofili.
Questa caratteristica naturalmente non ci appare all’esame clinico del gatto, quello che ci appare è un povero gatto che rifiuta il cibo non per inappetenza, ma perché mangiare è talmente doloroso che preferisce rinunciare.
Il proprietario spesso riferisce che il gatto chiede da mangiare ma poi davanti alla ciotola volta le spalle, oppure tenta di prendere in bocca il cibo ma lo lascia cadere subito dopo accompagnando spesso il gesto con smorfie o versi di dolore. Nei casi più gravi il soggetto può presentarsi con la bocca semichiusa, con colio di bava o soltanto con i peli intorno alla bocca sporchi e maleodoranti, cosa difficile da riscontrare in un gatto sano.
Il cattivo odore della bocca è spesso il motivo che spinge il proprietario a portare il gatto alla visita veterinaria. Il dolore alla assunzione del cibo e alla deglutizione e l’odore cattivo sono presto spiegati allorché proviamo ad aprire la bocca al gatto in questione, manovra tra l’altro non facile perché molto dolorosa. L’interno della bocca si presenta fortemente arrossato e ispessito, le gengive sono interessate ma più spesso è la parte più profonda della bocca la più colpita.
Il palato molle, l’istmo delle fauci, tutta la gola si presenta fortemente arrossata e ispessita, spesso ci sono aree necrotiche giallastre.
Altre volte è soltanto la commessura labiale, cioè gli angoli della bocca, o un labbro a essere colpiti dalla lesione. Ci sono varie lesioni della bocca del gatto che possono essere confuse con la stomatite eosinofilica. Sarà compito del veterinario distinguerla dalle altre possibilità.
Linfangite eosinofilica significa letteralmente “infiammazione dei vasi linfatici a carattere eosinofilico”. Spesso associata alla stomatite, si può altresì presentare da sola. Difficile da notare precocemente perché inizia con un lieve ispessimento dei vasi linfatici del margine posteriore delle cosce del gatto, lì dove i peli sono solitamente più lunghi, e soltanto un proprietario che accarezza il proprio gatto molto attentamente può notare questo ispessimento sotto la pelle del bordo posteriore delle cosce del proprio animale.
Più spesso il gatto viene portato alla visita perché non ha più quel “bel ciuffo di peli dietro le cosce” o perché “da un po’ di tempo si lecca insistentemente dietro le cosce”.
La lesione si manifesta con la perdita di pelo più o meno accentuata, con la presenza di cordoncini o nodulini a rosario, dapprima soltanto ispessiti e duri al tatto poi rossi e molto rilevati sulla cute, si arriva infine a vere e proprie ulcere trasudanti lungo tutto il bordo posteriore delle cosce.
Raramente la lesione si può manifestare sulle zampe anteriori, con cordoncini ispessiti lungo la faccia interna della zampa,o con ispessimento dei cuscinetti plantari.
Con la dicitura placca eosinofilica si intendono lesioni della pelle che si possono manifestare quasi ovunque sul corpo del gatto ma più spesso si riscontrano sul ventre, sul collo o sulle zampe. Sono lesioni piatte rilevate, spesso insorgono come semplici ispessimenti della cute che poi il gatto stesso con il leccamento trasforma in ulcere rossastre .
A volte coprono intere aree del corpo convergendo a formare delle vere e propri placche, a volte sono piccole lesioni localizzate con scarsa tendenza a diffondere, sempre sono fortemente pruriginose e dolenti soprattutto quando vengono complicate da infezioni dovute a germi di irruzione secondaria, il che le rende di difficile distinzione da altri problemi della cute del gatto quali micosi, piodermiti o tumori cutanei.
La diagnosi di queste tre forme è tanto più agevole per il veterinario quanto più precocemente il proprietario si accorge che qualcosa non va col proprio gatto. Allorché le lesioni si presentano complicate da infezioni intercorrenti, cosa molto frequente, è più difficile inquadrare il problema come Sindrome Eosinofilica.
L’esame citologico, da ago aspirato o da impronta, può costituire un valido sussidio diagnostico in caso di dubbio da parte del veterinario, ma la diagnosi è per lo più clinica.
Le cause della malattia non sono state chiaramente individuate.
Certo è che non si tratta di una forma infettiva contagiosa, non c’è alcun rischio di trasmissione da gatto malato a gatto sano. Ne c’è alcun rischio di trasmissione all’uomo o ad altre specie. Sembra piuttosto trattarsi di una forma allergica/autoimmune, cosa confermata dalla sensibilità alla terapia cortisonica. Sono state avanzate diverse teorie che ricondurrebbero la malattia a cause di allergie alimentari o ambientali, ma studi e ricerche sono ancora in corso per individuare una causa certa.
Per quanto riguarda la terapia tutte e tre le forme rispondono bene alla terapia cortisonica in associazione con antibiotici per tenere a bada le complicazioni batteriche secondarie. Tutte e tre le forme tendono a recidivare e raramente un gatto affetto guarisce permanentemente, più spesso dovrà sottoporsi periodicamente a cicli di terapia. Esistono possibilità terapeutiche alternative al cortisone ma non hanno una pari efficacia.
In omeopatia possono utilizzarsi diversi rimedi: Mercurius Corrosivus, Mercurius Solubilis, Sulphur, Hepar Sulphur, Phosphorus e altri a seconda dell’aspetto e sede della lesione e del temperamento e costituzione del soggetto colpito.
Anche l’erboristeria ci offre rimedi quali la Bardana, il Tarassaco, il Ribes e altri che spesso allungano gli intervalli e favoriscono la remissione dei sintomi, ma non sempre è facile fare assumere estratti alcolici, tinture madri o gemmoderivati ad un gatto.
Gli integratori alimentari a base di acidi grassi polinsaturi assunti per lunghi periodi possono diminuire l’intensità e la frequenza di insorgenza delle lesioni.
L’alimentazione sembra giocare un ruolo importante nella genesi della malattia. Una alimentazione sana e non eccessiva sembra essere uno strumento di prevenzione verso questa patologia, ma la validità e l’ efficacia della dieta nel prevenire questa sindrome è ancora da dimostrare.

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Intervista a Stefano Bo

Le malattie infettive dei gatti sono piuttosto diffuse, ma spesso se ne sa poco, e a volte sono gli stessi veterinari a fornire un quadro allarmistico quando non scientificamente scorretto.
Ne parliamo con il dott. Stefano Bo rappresentante italiano del Board Representative of ESFM (European Society of Feline Medicine), Professore a Contratto in "Clinica delle Malattie Infettive del gatto" presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino; membro della "International FIP treatment task force", direttore sanitario dell'ambulatorio associato Bo-Ferro-Nardi di Torino... e ancora altro.

Domanda (nel seguito: D.): Il primo problema che vogliamo affrontare con te e' quello delle adozioni. Molte persone ci chiedono il gatto "sano"... e la prima domanda e' proprio questa. Come si puo' sapere se un gattino di 2-3 mesi, che proviene da una colonia, o e' stato abbandonato, e' "sano"? Quali sono gli eventuali esami che ha senso fare?
Risposta del dott. Bo (nel seguito: B.): Quando si tratta di gattini piccoli, specie se di colonia, la prima cosa da fare e' l'esame parassitologico (ascaridi, coccidi) e ricercare anche protozoi quali la giardia e un nuovo tipo di protozoo che e' stato recentemente individuato in Italia. In ogni caso si tratta di problemi facilmente curabili con dei farmaci per periodi piu' o meno lunghi.
Per quanto riguarda i test virologici, ha senso comunque testarli per FIV e Felv, tenendo presente che se sono sotto i 4 mesi, specialmente per quanto riguarda la FIV, si possono avere dei falsi positivi (cioe' il gattino risulta positivo al test, quindi malato, quando in realta' non lo e'). La maggior parte dei gattini positivi a quell'eta' risultano infatti positivi solo perche' la mamma e' positiva, poi gli anticorpi vengono eliminati e dopo i quattro mesi ritornano ad essere negativi.

D. Quindi i gattini di una gatta FIV non e' detto che siano anch'essi FIV...
B. Assolutamente no. Anzi il piu' delle volte non sono FIV. Tieni presente che la probabilita' di contrarre l'infezione direttamente dalla mamma e' inferiore al 5%. I gattini possono contrarre l'infezione dalla madre solo se questa si e' infettata nel primo terzo di gravidanza... quindi una probabilita' piuttosto bassa, infatti la mamma FIV puo' passare anticorpi con il colostro che sono protettivi.

D. E invece i gattini di mamma Felv sono "automaticamente" positivi o no?
B. Anche in questo caso se i gattini hanno preso il colostro dovrebbero avere anticorpi protettivi, ma possono contrarre il virus FeLV se tale protezione viene a diminuire precocemente. Purtroppo non abbiamo modo di sapere quando gli anticorpi decadono. La trasmissione intrauterina e' comunque possibile.

Comunque anche nei gatti Felv asintomatici si puo' fare un trattamento con interferone per uso umano (uno qualsiasi o anche quello specifico felino), somministrato per bocca, nella diluizione di 30 U in un ml di soluzione fisiologica per 7 giorni a settimane alterne. Serve a mantenere il sistema immunitario modulato ed attivo.

Per la Felv: anche qui bisogna tenere presente che un gattino felv puo' comunque negativizzarsi nell'arco di 6 settimane, e quindi e' opportuno aiutarlo con degli immunostimolanti e ripetere il test in un momento successivo. Come immunostimolanti si puo' anche usare l'interferone per uso umano (nella diluizione di 30 unita' in 1 ml. di soluzione fisiologica, somministrato per bocca 7 giorni a settimane alterne), ovviamente si puo' usare anche quello specifico felino nella diluizione indicata.

D. Quindi una "certezza" sulla diagnosi...
B. Si puo' avere dopo i 4 mesi di eta'. Bisogna poi tenere presente che anche in caso di negativita' c'e' un minimo di rischio, perche' sono necessarie circa 4 settimane prima che il test riveli l'infezione, quindi se tui fai il test in quel periodo puoi trovare dei falsi negativi.

D. L'attendibilita' dei test?
B. Come specificita' e sensibilita', l'attendibilita' dei test e' intorno al 95%.

D. A cosa va incontro una persona che accoglie un gatto FIV o Felv al momento asintomatico?
B. Bisogna innazitutto differenziare tra FIV e Felv. Un gatto FIV che vive in casa, che viene trattato secondo i criteri di buona salute, non ha rischi di infezioni da altri agenti, e' un gatto che puo' vivere 10, 12 anni: praticamente tutta la durata della sua vita senza manifestare la malattia. Un gatto che va in giro, semi-randagio rischia invece molto di piu', perche' ogni coinfezione porta ad una replicazione del virus. Per un gatto che sta in casa, ben tenuto, il virus resta quasi latente, e quindi l'immunodepressione si puo' manifestare anche dopo i 10 anni.

Per un gatto Felv positivo invece il discorso e' diverso, perche' ha statisticamente un 70% di possibilita' di morire di qualche malattia legata alla Felv nell'arco dei successivi 3-4 anni. Mentre l'aspettativa di vita per i gatti FIV e' di 8-10 anni, per il 70% dei Felv e' di 3-4 anni.

D. La possibilita' di trasmissione di queste malattie ad altri gatti sani?
B. Per quanto riguarda la FIV: se non ci sono motivi di conflittualita' (morsi e graffi agli altri gatti) il rischio di infettare gli altri attraverso la saliva e' del 2.5%, quindi decisamente basso. Diverso il discorso per la Felv, ma qui c'e' il vaccino, e il rischio di contagio tra un sano e' un Felv vaccinato e' intorno al 5%, quindi anche qui molto basso.

D. Ci sono, e se si' quali, altre malattie infettive a cui porre attenzione?
B. Le altre malattie, che spesso sono sottovalutate e a cui bisognerebbe fare piu' attenzione sono causate da herpes virus e calici virus, cioe' i due agenti della rinotracheite felina. Si sa che entrambi i virus, una volta che hanno infettato un soggetto, possono, nel 60-80% dei casi, far diventare quel gatto un portatore sano. Questo significa che un cucciolo portatore sano non solo puo' ciclicamente infettarne altri, e in una colonia puo' essere un problema, ma che da adulto, intorno ai 5-8 anni, se non e' stato ben trattato in giovane eta', sara' soggetto a sviluppare forme croniche di rinotracheite molto difficili da far guarire. Questo perche' l'herpes virus, a causa di stress e fattori emozionali che abbassano le difese immunitarie, puo' riattivarsi e portare alla distruzione dei turbinati della mucosa e dei turbinati nasali. Queste patologie non comportano la morte dei soggetto, ma si tratta di forme croniche che richiedono cure e attenzioni.

Per quanto riguarda la FIV. Non c'e' assolutamente nessun motivo per sopprimere un gatto giovane FIV positivo a meno che non sia uno di quesi rari casi che sviluppano malattie particolarmente gravi. Ci sono dal 5 al 10% di gatti FIV positivi che possono sviluppare delle forme neurologiche croniche debilitanti o dei tumori all'intestino (linfomi). In questi casi, come e' ovvio, si tratta la malattia indipendentemente dal fatto che sia FIV. Pero', oltre a questo non c'e' nessun motivo per sopprimere un gatto FIV: proprio nessuno.

Per quanto riguarda la FIP il problema e' molto serio, perche' e' difficile fare una diagnosi corretta di FIP. Tendenzialmente, in un gruppo di gatti dove e' presente il coronavirus, si infettano tra l'80 e il 100% dei gatti... e ovviamente non e' che si sopprimono tutti. Pero' il problema e' avere una diagnosi di FIP. Sulla FIP umida (pancia o addome pieni di liquido) si puo' cercare di mandare avanti il gatto per 3-6 mesi con terapie abbastanza aggressive. E' chiaro che su gattini di qualche mese, farli andare avanti con punture in addome tutti i giorni mi sembra abbastanza... un accanimento.

Diverso il discorso sulla FIP secca, dove e' difficile fare una diagnosi corretta. Attraverso particolari esami (elettroforesi delle proteine totale, particolari tipi di proteine infiammatorie che si chiamano AGP, PCR, ecc) e il riscontro dei segni clinici, se si arriva ad una diagnosi di FIP, e non si tratta di una forma particolarmente debilitante, ha senso un approccio terapeutico volto a far stare meglio il gatto. Poi, nei casi particolarmente gravi, quando il gatto smette di mangiare, e' debilitato, soffre... allora, e solo in quei casi e con una diagnosi il piu' certa possibile, si prende in considerazione la soppressione.

Non esiste comunque di sopprimere un gatto basandosi solo sul titolo anticorpale di presenza del coronavirus [NdR: quello che si puo' riscontrare con la PCR]: questo e' proprio professionalmente scorretto.

Per quanto riguarda la Felv, questa e' una malattia facilmente trasmissibile, per cui se lo lasci andare in giro a infettare gli altri gatti o quelli dei vicini, sei colpevole anche tu di diffondere la malattia. Se invece lo tieni in casa l'unica cosa che devi sapere e' che quel gatto, nel 60-70% dei casi potra' sviluppare una malattia letale nell'arco di 3-4 anni, poi ci sono anche quelli che vivono 7-8 anni perche' non sviluppano nessuna malattia collaterale alla Felv.

D. Il discorso delle zoonosi, cioe' delle malattie che il gatto puo' trasmettere all'uomo...
B. Esistono pochissime malattie che possono essere trasmesse dal gatto all'uomo. Il gatto puo' infettarsi di FIV/Felv/FIP ma nessuna di queste e' trasmissibile all'uomo: assolutamente. Il gatto di colonia deve essere testato per quelle poche malattie trasmissibili che sono essenzialmente le dermatofitosi, micosi cutaneee e, come accennavo prima, la giardia e questo nuovo protozoo "Tritrichomonas fetus" che sono "potenzialmente" delle zoonosi, anche se non e' cosi' facile contrarle.

Poi c'e' la toxoplasmosi che e' una zoonosi, ma va detto che si trasmette solo se tocchi, o ingerisci le feci e le oocisti, e poi solo in condizioni ben specifiche di inadeguatezza delle condizioni di igiene. Il gatto trasmette le oocisti all'uomo soltanto in un periodo molto ristretto di 6-8 giorni della sua infezione, e quindi e' molto difficile che una persona che ha un comportamento igienico mediamente normale possa infettarsi.

Il rischio piu' grosso e' che eliminando le oocisti, queste si appiccicano al pelo e tu accarezzandolo potenzialmente puoi correre il rischio di infettarti... Ma anche qui... Un gatto contrae la toxoplasmosi se e' un gatto randagio, o uno domestico che puo' uscire e non ha mai avuto contatto con la toxoplasmosi, o se e' un gatto che mangia carne cruda, e allora il rischio e' identico per il gatto come per l'uomo, perche' l'agente che trasmette la toxoplasmosi, per l'uomo come per il gatto e' la carne. Il gatto e' "colpevole" di mantenere il ciclo vitale del toxoplasma, che poi sia il gatto colpevole di trasmetterlo all'uomo assolutamente no.

Una persona che ha un comportamento normale, con il gatto non rischia di piu' che non a mangiarsi una bistecca poco cotta.

Per i gatti che mangiano carne cruda e' consigliabile congelare e poi scongelare la carne al momento della somministrazione perche' con questo accorgimento si distruggono la maggior parte delle oocisti eventualmente presenti.

D. Vaccinazioni. Abbiamo visto che da alcune parti dicono di vaccinare i gatti ogni 2 anni...
B. E' l'indicazione che forniscono i veterinari americani. Si e' visto che i vaccini, ad oggi, hanno una copertura di 3-4 anni, e quindi, in casi selezionati, cioe' di gatti che vivono sempre in casa, con pochi rischi, possono effettivamente essere vaccinati ogni 2-3 anni. I nostri protocolli vaccinali sono quelli, eventualmente alternando il vaccino trivalente classico al quello contro la Felv. Questo pero' vale per i gatti "non a rischio". Se il gatto puo' uscire e quindi e' esposto a maggiori rischi, allora e' bene ripetere il vaccino una volta l'anno. Comunque e' bene dire che il discorso della vaccinazione non riguarda di per se' la vaccinazione ma e' un'occasione per visitare il gatto una volta l'anno in modo da prevenire eventuali problemi.

D. Gatti FIV/Felv devono essere vaccinati?
B. Si', a maggior ragione.

D. Se si vaccina un gatto Felv?
B. I Felv vanno vaccinati col normale trivalente. Vaccinarli anche per la Felv, non e' un danno ma solo uno spreco di vaccino perche' non serve a niente.